Astinenza da Caffè

L’uomo che non parla ha sempre paura di se stesso. E qui non parla nessuno, alle 9 e 07 alla fermata del trenino nessuno parla. Tutti muti nelle loro quotidianeità. Chissà come si sentono, chissa cosa pensano. Saranno tristi? Preoccupati per il loro avvenire? Annoiati? Depressi?

Tento invano di immedesimarmi nelle loro routine ma il loro volti celano solamente espressioni scolpite negl’anni. Diverse ma uguali, le loro faccie; non saprei ben spiegarlo, come parafrasare la stessa frase in mille modi diversi, con lo stesso succo. Questo penso di loro, contenitori di varie forme dei medesimi fallimenti. Sono recpienti per frammenti di sogni, spezzati dal vento del tempo, e dalla loro nullità. Dio cosa darei per non finire come loro, a quest’eta mi pare cosi lampante, così ovvio, il loro problema: così facile da risolvere. Invecchierò anch’io, ed un giorno, guardandomi allo specchio ridero piangendo mentre dirò: un giorno sono statto giovane anch’io. Marea di tristezza fa naufragare il mio senno, il mio animo si immerge e scruta. Inquietante come l’oceano della nostra anima nasconda, per chi osa addentrarsi, milioni di meraviglie che dal battello dellla ragione si possono solo immaginare, solo supporre. Quanto tempo perdiamo a suppore e cosi poco a guardare. Imparare a nuotare e facile, doloroso ma facile. Ma la facilità non è forse dettata anch’essa dal dolore? E se il dolore è il guardare noi stessi significa “che conosci te stesso” è dolore? Noi siamo dolore, ce ne cibiamo. Mi sono sempre stupido sul perchè nella storia i grandi artisti siano sempre stati tristi, dannatamente e maledettamente tristi. Voi ve lo siete mai chiesti? È un pensiero che mi ossessiona. Vale il peso della grandezza il prezzo della mia felicità? Mi sono risposto – si, se ve lo chiedete mi rispondo spesso da solo – che la motivazione è facilissima: un artista ha bisogno di sfamare il suo animo con emozioni forti, che scuotano le corde dell’anima e suonino di note rigogliose e prospere. Provare una grande tristezza è immensamente meno faticoso, e più facile, che provare una grande felicità. La felicità dura un istante, e spesso non possiamo comandarla, ma la tristezza, la comandiamo noi, noi la chiamiamo, e quanto più la chiamiamo quanto più lei gode. È una droga, la tristezza, l’autocommiserazione e la depressione; l’ozio dalla felicità. Così pensavo, così rimpiangevo gli ignari, gli stupidi e i bigotti, cosi difesi e protetti dietro i loro tralicci, sulle loro palafitte vivono felici, e non si curano di ciò che è in mare. Quanto più vuoi costruire in alto, sopra di te, tanto più a fondo devi inabbissare le tue radici. Grande Nietzsche, così geniale e così incompreso. Lo hanno definito nazista, gli idioti. Gli uomini, anche sta volta, preferiscono distruggere o mortificare i simboli passati piuttosto che crearne di nuovi. Godono nel vedere i grandi uomini del passato umiliati sotto il bastone della loro follia. Bisognerebbe impedirglelo. Che i fascisti si creassero un nuovo loro simbolo, non che imitassero il passato prendendosi meriti che non gli spettano. Uomini più grandi di loro hanno tentato, schiacciati poi dal simbolo e dal peso del suo valore. Ne abbiamo bisogno però. Tanto. Parlo di noi, di me e di questa generazione, generalizzando al massimo proprio come i dotti dicono di non fare, di preservare le differenze, io la mia differenza so preservarla anche nella massa, non ho bisogno di rifugiarmi dietro mani di carta. Parlavo di noi, dicevo, che non trovando simboli nell’epoca moderna ci appoggiamo al passato, parliamo con noi stessi allo specchio per convincere noi stessi che la via intrapresa è, se pur tortuosa, retta. Chi di voi non ha preso una frase di Wild a suo sostegno? Quanti hanno cercato nelle pagine di Leopardi una similitudine che giustificasse il loro comportamento? Non tutti possono eleggersi a giudici e carnefici della propria legge. Non tutti sanno scendere negli abissi e raccogliere la loro stele di rosetta. Sono timidi gli uomini, anche nel parlare da soli, si dan solo grandi pacche sulle spalle niente più. Avete mai visto un treno pieno di gente? È una strana sensazione, tutti sono li andando verso dove ma nessuno si chiede perchè, o meglio sanno perchè, ma non si chiedono Il perchè. Questa corsa al denaro finira, adesso nessuno si rende conto di questo, troppo indaffarati a correre di qua e di la. Quando si esce da quest’autostrada si capisce subito. Cambierà, come una cosa inesorabile che così e non potrebbe non essere, come un eterno ritorno. Il denaro è un’invenzione moderna che come il baratto vedra il suo tramonto. Un giorno ci guarderanno nel passato e con meraviglia si ricorderanno che i loro avi non lavoravano per passione, ma per denaro, ne rimarrano stupidi i futuri giovani e ne parleranno come noi si parla del medioevo e dei matrimoni combinati. Noi combiniamo matrimoni col nostro lavoro. È piu facile scopare con il proprio lavoro che farci l’amore. Se cerchiamo i soldi possiamo giustificare la nostra infelicità, se scegliamo cosa essere la responsabilità è nostra e solamente nostra. Per questo tra ricco e povero il concetto di fortuna nell’appartenere in queste due classi è relativo. Può sembrare una speculazione assurda e puramente intellettuale ma non è così. Il povero, più fedele alla terra, tenta di diventare ricco. Il ricco da parte sua, conscio dei dolori nascosti nel denaro, tenta disperatamente di ritornare alla terra. Si alternano i ruoli, i ricchi e i poveri. Ma non è neanche questo quello che volevo dire.

Un pensiero su “Astinenza da Caffè

  1. Pingback: L’ultima Scuola – Capitolo 12 | Il Principe

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...