Come i cellulari

E sfrecciano veloci fuori dal finestrino i totem di questa civiltà moderna. Discariche e alberi, baracche e baraccopoli. Questo è tutto quello che si può scorgere nella tratta Ostia-Roma. Tanti alberi fertilizzati da lavandini.

La stanchezza in me è sovrana. Sono stanco di vivere questa monotonia, di recarmi quotidianamente a questa scuola futile. Sono stanco e questo già basta. Accanto a me tante persone. Loro si muovono dirette, precise. Senza chiedere; senza domandare. Agiscono e lavorano. Horat et laborat. Tutto qui, in questo grande disegno si completa lo vostra vita. Lavorate, tutto qui. V’è chi s’adira per questo. “Tutto qui?!?” Mi urlereste voi, “Noi portiamo avanti la società! Noi siamo l’asino che spinge in avanti l’intero carro dell’umanità.” Ebbene io vi rispondo che non voglio essere un asino e che l’uomo saggio sopra di se non deve portare nessun peso e nessuna vergogna. Che i nostri doveri ci camminino accanto su loro gambe!

La gente, voi, siete stanchi. Vi vedo. Le vostre facce mortificate da tutta questa banalità. Sapete perché non riuscite più a pensare? Perché ormai rincorrete case in campagna? Perché non avete più i vostri sogni e il vostro cuore tace, dorme, o è morto? Ma per colpa della vostra anima. Le anime sono come i cellulari: emettono. In treno, al lavoro, ovunque: troppe anime, troppa interferenza. Vi confondete da soli e non vi capite più, i sogni vi entrano in testa non più dal cuore ma per vie traverse che non voglio ricordare. Ancora alberi e ancora immondizia. Possibile che questa discarica enorme non abbia limite? Siete cosi gelosi della genuinità, dell’istintività della natura da volerla distruggere? Tipico dell’uomo, veramente non innovativo. Da immemore tempo martoriamo ed uccidiamo per invidia. L’invidia muove l’uomo moderno, l’uomo dell’apparire, l’uomo degli status simbol. Mi dispiaccio per voi, ma sarà la mia anima a corrompere la vostra.

Leonardo arrabbiato si appoggia sgraziato sul sedile della metro, chiude il computer e lo ripone in borsa. Guarda di nuovo fuori. È meno arrabbiato ora. “Come è bello il mondo”.

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