Geova

“Mi ha lasciato, e questa volta non ritorna più. O forse sì, potrei farla tornare; ma sarebbe giusto? Sarebbe giusto prolungare queste nostre agonie? Troppo a lungo abbiamo insistito… era solo questione di tempo. Lo sapevo e lo sapeva anche lei. Sono stanco, non riesco più a capire cosa dovrei fare: se inseguirla o lasciarla scappare. Sono qui seduto, per terra, sull’asfalto caldo e afoso. Fa dannatamente caldo, ma non m’interessa! Non m’interessa niente! CAPITO? NIENTE! Ora mi alzo, devo andare, devo andare a cercarla!”

Si alza e va, Leonardo, alla ricerca della sua risposta, della sua verità. Incontra la ragazza che andava cercando ma lei, pur ben vedendolo, tira dritta avanti senza voltarsi, anzi, voltandosi, ma lanciando solo un beffardo sorriso colmo di compunto sadismo, soddisfazione, e dannata tristezza. La seguo. Lei va avanti ed io vado avanti. Lei va troppo avanti ed io rimango indietro. All’angolo c’è uno squallido negozietto cinese, ma entro. Non che abbia qualcosa contro i Cinesi, solamente che questi negozi sono squallidi, forse perché tenuti da persone che non cercano null’altro fuorché denaro, forse perché sono poveri, forse perché lo facciamo tutti, forse perché, poveri, lo siamo un po’ tutti. Entro e alla medesima velocità riesco, giusto da avere una scusa per il mio ritardo. Ora che esco però mi stupisco nell’accorgermi che nella mia mano destra ho un libro di filosofia. È suo, me lo aveva prestato poco innanzi. Non sono un ragazzo studioso ma sono curioso. Apro il libro, e leggo. Nietzsche è interessante, quanti pregiudizi portavo verso di lui. Nella mia mente alla sua immagine avevo sempre associato un qualche tipo di imperatore del male, una scura essenza ricoperta di malvagie auree nere che portavano desolazione e smarrimento. Quanta luce che invece vedo ora il lui, quanta saggezza, che genio. Leggevo, ammaliato come solo un puer sa essere, ed ero emozionato, ero felice nel vedere che finalmente si delineava un maestro per me! Finalmente mi sentivo nuovamente coccolato e quel senso anestetizzato si risveglia, e ne vuole ancora, e ancora, ancora, lo spirito che si sveglia vuole sempre di più risalire alla fonte; adesso lo cerco, di nuovo, il nirvana; adesso di nuovo sento dentro di me il fuoco che esplode e mi da l’impressione di poter piegare il mondo alla mia voluttà, o almeno me stesso. Continuavo a camminare a passo svelto per cercare di recuperarla ma lei alla vista era scomparsa. Continuavo a leggere, leggevo di Dio, del Dio creato dagli uomini, e della sua morte, della morte delle nostre vili speranze. Pensavo a Leopardi e a quanto ci aveva capito, pensavo a Dostoevskij, pensavo a me, e pensavo a come pensassi a questi personaggi perché li conoscevo, perché li avevo studiati, e come non pensavo a tante altre cose che non conoscevo, ma che valevano la pena. Io pensavo e leggevo; guardo a destra, poi a sinistra: attraverso la strada. La vecchia disse: ” Ti piace studiare ragazzo?” Bene, ora vedete, un ragazzo che legge e viene interrotto da una, anzi due, vecchine può reagire in diversi modi. Può adirarsi, poiché loro sono da ostacolo all’appagamento della sua sete, o può deliberare che siano almeno di pari insegnamento d’un libro. Decisi di ascoltarle. “ Diciamo di si” dissi sfoderando il mio più affabile e morbido sorriso. “E cosa studi?” “Filosofia”. A questo punto qualunque ragazzo che vada in giro leggendo filosofia, a patto non lo faccia per presunzione o vanto, comprende benissimo da se che non conviene annunciare a due vecchiette che si sta studiando la morte di Dio. I fatti mi diedero ragione. “Se ti piace studiare prendi questo.” IL mondo bla bla lba “Siamo testimoni di Geova.” “Grazie moltissimo.” “Tu credi in Geova?” Domanda sbagliata, decisamente fuori luogo. “Be non saprei, prima dovrei leggere la bibbia.” Il ragazzo prova invano a divincolarsi dal pitone che lo sta lentamente avvolgendo. “Be, che tu la legga o no, prendi questo. È il messaggio della Bibbia.” La seconda vecchina, -Ah! Mi ero scordato di descrivervele! Scusate, ora rimedio. La prima, quella che parlava poco innanzi, era alta poco meno di me, diciamo uno e cinquanta, capelli tinti di castano, corpulenta tendente al grasso, paccioccosa. La seconda sembrava una morta. Capelli bianchissimi, leggermente più bassa della prima, più grassa ma assolutamente no pacioccona. Spaventava, con i suoi occhi grigi ricoperti da due pesanti cataratte e da due grandissimi occhiali.- comincio a gridare: “ Devi credere in Geova! Lui è il salvatore! Lui verrà e ci porterà in salvo, nel suo regno, lui ci salverà lo ha promesso. Geova lo ha promesso. E Geova mantiene le promesse.” All’inizio ebbi seri dubbi si stesse rivolgendo a me, non mi aveva degnato, fin dal principio, del ben che minimo sguardo. Era fisso poco più in la della mia spalla destra. Credevo fosse a causa dei suoi evidenti problemi di vista la mancanza di fuoco, poi capii. Più avanti, ripensando a quell’istante capii che l’inquietante vecchina non si riferiva a me ma parlava con se stessa. Prossima alla morte rinfrancava il suo cuore delle promesse di Geova. Un metro. Due metri. Tre metri; quattro metri, cinque metri: attraversano. Guardo il libro blu. Lo fisso e lui sa. Esplodo. Una risata di gusto, di cuore, esilarante davvero. Nietzsche contro Dio, duecento anni dopo ancora in guerra tra loro su un altro campo di battaglia. Un ragazzo. Il pitone stringe ancora e quel dubbio mi resta di traverso. Dilemma.

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