Omertà

Solidarietà interessata fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale che coprono le colpe altrui per salvaguardare i propri interessi o evitare di essere coinvolti in indagini spiacevoli e pericolose. Io accuso voi professori di questo, di omertà. Alcuni di voi non lo negheranno, e mi compiaccio nel pensare che di gente così ce ne sia molta, ma, purtroppo, probabilmente la stragrande maggioranza tenterà ogni possibile via per discolparsi da questo untuoso e sudicio peccato. In psicoanalisi è solito tra i medici pronunciare  “Se si riuscisse a superare la resistenza si potrebbe completare una psicoanalisi in un giorno” ma questa resistenza nell’omertà è intrinseca a se stessa, è una qualità che si insinua dentro le vostre anime e vi rende sporchi, come dicevo prima, unti. Perché l’omertà unge, e dilaga, coprendo ed inghiottendo al suo interno tutti i membri della vostra ormai sventurata casta. Il negare l’omertà sta alla base dell’omertà stessa ed è per questo che risulta essere così difficile da debellare. Prima che io inizi, cari professori, (so che già leggere questa lettera è per voi atto di grande magnanimità e bontà vostra, dall’alto del alto rango, ma un po’ di pazienza.) vi chiederei di dimenticare per un istante, se vi è possibile, che io sia uno studente; vi chiederei un briciolo della vostra umiltà, che è’si grande qualità. Un’altra cosa che DOVETE sapere prima che io inizi ( che spesso tendete a dimenticare) è che i ragazzi per base e modello hanno solo voi. In una società buia e triste e così povera dal punto di vista culturale, così povera da quello affettivo, di genitori assenti e succubi della propria vita che propriamente si son scelti, schiavi del loro, e del vostro, stesso destino, voi siete il faro. Voi siete la via che l’anima salva percorre. Detto questo, e garantisco che con i preamboli ho finito, troppe volte nella mia vita mi è capitato di andare da un professore per lamentarmi di un suo parificato, di un collega, e la risposta di quest’ultimo è stata o l’imposizione al silenzio, dato che di certe cose non si può parlare, oppure lo sminuire o il sottovalutare la cosa. Quando un ragazzo viene da voi a chiedere aiuto volgete lo sguardo altrove e fingete di non aver mai udito, ne visto. Voi con un atto fascista di patetico abuso di potere imponete il silenzio al giovane, già martoriato dall’ingiustizia della sorte, e lo costringete a serrare i denti, illudendolo che quella è la retta via. Quando voi davanti ad uno studente che si presenta al vostro cospetto, per chiedere aiuto, mostrate un atteggiamento di omertà lo studente comprende che quell’omertà è il giusto modo di comportarsi. Che ipocriti che siete. Prima ci spingete a mostrare coraggio, a denunciare le disgrazie nel mondo, prima ci parlate di valori, di morale, dalla vostra bocca osate pronunciare i grandi nomi del passato ungendo anche loro della vostra patetica ed ipocrita omertà. Come fate a non vergognarvi? Predicate la giustizia e attuate il fascismo. In un solo atto, che voi tanto giudicherete innocente, o non propriamente importante, avete dato al ragazzo una miriade di esempi negativi: Gli avete insegnato che se nella vita qualcosa non va deve chinare il capo e a muso amaro accettare ciò che la divina provvidenza gli impone. Atteggiamento molto cristiano, complimenti davvero. Sbagliato. D’innanzi alle asperità l’idnividuo mostra la sua maturità e la sua tempranza d’animo battendosi per il giusto e per ciò che il suo cuore insegna lui come morale. Questo è un uomo. È anche vero che non tutti siamo uomini, v’è chi nasce plebeo e chi nasce cavaliere, chi nasce a muso chino e chi certe cose proprio non le può accettare. Se il mondo ragionasse come voi, cari plebei, senza tirare in ballo Martin Luther King ne Ghandì, neanche Gesù Cristo sarebbe esistito, anzi, gesù cristo, il malvagio e pericoloso disertore, è stato crocifisso da un branco di plebei come voi, che vogliono portare al silenzio il giusto, e lo portano al silenzio a qualunque costo; Gli avete insegnato che se un membro di una comunità commette un reato la cosa giusta da fare è negare, al massimo delle nostre forze e fino alla più patetica ipocrisia e facciatostaggine. Sbagliato. La chiesa con la pedofilia, la mafia con gli omicidi, si basano sullo stesso principio. Riderete forse nel sentrirvi paragonati ai mafiosi, magari la sera andate a casa e siete ben felici di ringraziare Saviano per gli sforzi che fa. Voi lavorate proprio a creare futuri mafiosi. Voi questo insegnate ai ragazzi.

Professore, tu che sicuramente non comprenderai a pieno la purezza del mio sentimento nel dirti questo, perché, per quanto si parli, esiste una parte dell’idea che resta attaccata alle fondamenta del nostro animo incurante degli sforzi e che non si può trasmettere, ti chiedo però di farti un esame di coscienza e di valutare meglio le tue azioni. Te lo dico da amico, poiché i tuoi comportamenti creano evidentemente problemi nella società. Se si desse un insegnamento adeguato ai ragazzi non esisterebbero personaggi quali “Antichi” e “Vardaro”. Due specie di vandali che vagano per la scuola urlando a mò di selvaggi. Scimmie impazzite che strepitano per un briciolo d’attenzione, questo sono. L’incarnazione evidente del malcontento, dello sbagliato e diseducativo metodo che adottate. Sono i rappresentanti degli studenti, votati secondo la vostra democrazia che imponete noi. LORO sono frutto della vostra educazione. Caro professore, la tua è una classe privilegiata, omertosa, ipocrita e dannosa per la salute dell’individuo. Macchi del tuo fallimento personale, della violenza su te adoperata, della tua rabbia, delle tue frustrazioni, delle tue noie, incertezze, paure, debolezze, bassezze, vilta e vizi il grande mestiere che è l’insegnare. Sperò che si abolisca questo sistema di concorsi e si instauri un metodo più meritocratico per la scelta dei professori. La Gelmini infondo ha ragione, i ragazzi dovrebbero poter dire la loro sui professori, in teoria questo non sarebbe necessario se voi foste persone civili, ma le leggi servono proprio ha difendersi conto l’inciviltà. Se fossimo civili non servirebbero neanche la finanza, la polizia e i carabinieri. Tutto questo però, alla fine, potrebbe, e ribadisco il potrebbe, essere perfino accettato anche dalle più pignole e testarde personalità quali, e l’avrete sicuramente intuito, la mia. Il fatto è che, com’era ovvio, questo vostro atteggiamento non si limita all’insegnamento. Questa mia predica, perché questo è, non si limita a voi in quanto Professori ma in quanto persone. Avete prontamente ignorato il grido d’aiuto che s’innalzava da un fragile e fanciullesco capo coperto di violenze. Quando vi sono violenze, soprusi, abusi, il silenzio dei colpevoli è l’unica parola che si ode da voi; di contro il silenzio degli innocenti è finito. Perdonatemi per lo stile, perdonatemi l’ignoranza e la superbia se potete (infondo la mia tracotanza deriva da voi) però non perdonate voi stessi. Non fate questo errore. “Ma come, con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?” Per la prima volta in vita vostra fate un qualcosa di rivoluzionario: rispondete si.

Io che sono stato il vostro delitto, sarò il vostro castigo.

Leonardo Antichi

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