Ritrovamento notturno N°1

Dubbi

Talvolta tanto più è ovvia una cosa quanto diffidiamo di capirla. Le strade da percorrere per un uomo sono semplici, non vi è molta possibilità. Si può assecondare il proprio cuore oppure combattere se stessi con tutte le proprie forze. Difatti non v’è nulla di peggio che una grande forza priva di scopo, essa si riversa – alla fin fine- sempre su se stessa: una forza senza scopo si riflette su se stessa. È una strana verità ma ogni esistenza anela al suo scopo. Così la forza anela a sormontare ma, non trovando alcuna montagna, trova in sé la sola nobile competizione. Ma non è forse questo il più grande dispendio di energie? Combattere noi stessi è il più stupido e sconsiderato dei gesti maligni che una sporca e falsa coscienza può spingerci a commettere. Sarebbe come stare su una bici pedalando al contrario: non ci si muove di un passo ma si fatica ugualmente. Se non di più. Giacché in un sacrificio motivato vi è il piacere appagante del risultato, in un pedalare immobile non vi è alcun tipo di piacere, tutt’al più si ammirano meglio le crepe sul muro.

Probabilmente la mia è solo codardia. Non riesco ad accettarmi né tanto meno a sopportarmi, così il mio IO evidentemente tende a sdoppiarsi e creare un alter-ego che prenda le mie sembianze. Ma avverto il senso del tempo sprecato. Non si può non guardare il celo e non provare quella strana sensazione di immobilità nel non poterlo non dico toccare, ma neppure desiderare. La privazione del desiderio è quanto più in questo momento mi atrofizza. Non riesco, nonostante la mia giovane età, a spogliarmi delle mie idee e lasciare il mio istinto libero di imporsi. O meglio lo faccio, ma in luoghi e modi controllati. Come difese adotto lo smisurato. Mi sono costruito per l’occasione una muraglia dego ed una lancia di egoismo. Ma non sono egoista ne superbo, solo un debole in cerca di riconoscimento, di accettazione. Spesso, in maniera semplicistica e sciocca – in una modalità che io stesso critico costantemente – tendo ad attribuire ad una azione dei risvolti totali atti a modificare radicalmente la “realtà”: pura follia. Tanto quanto un popolo triste e stanco vede in una “utopica” rivoluzione il simbolo della sua rinascita, io da marinaio naufragato tendevo ad aspettare di trovare un’isola su cui poter appiedare, senza capire di dover iniziare a nuotare.

Mi esplicherò ora un poco più linearmente, nei limiti delle mie notturne capacità. Attribuivo ad un cambiamento esteriore un diretto cambiamento della mia coscienza. Non mi trovo bene nella mia vita, l’università è spenta e vuota, senza ingegno né – giammai – arte. Ebbene attribuivo questo al luogo, alla mia Università, senza capire che il passo decisivo per una migliore vita ed un sopraelevamento da questo stato di ebetismo vegetativo può derivare solamente da un differente approccio alla vita stessa ed i suoi costumi. Io, il grande cultore dell’individualismo e colui che tende a delineare sempre la sottile linea tra le proprie virtù e quelle esterne, finisco per attribuire a cause aleatorie avvenimenti interiori alla mia coscienza? Ovviamente non mi sento di negare l’influsso che l’ambiente ed il mondo possano avere su di noi, ma mi rifiuto di accettare che questo solo sia in grado di dominarci, la nostra intransigenza non sarebbe allora abbastanza caparbia! Più vigore nelle nostre azioni ci dovrebbe spingere verso una maggiore “efficienza spiritica”, o semplicemente verso una maggiore onestà personale. Il punto è che forse ogni uomo, giunto ad un cardine della sua vita, ha bisogno di un cavaliere che lo frusti. Il mio cavaliere è sempre stata la mia grande smania di grandezza, che alimentava il mio ego e la mia protezione, ma ora non mi basta più, accrescere la mia volontà di potenza e desiderio di sopravalicazione non mi è sufficiente, è un gioco che non mi permetto più di giocare.

Il mio grande anelito ho bisogno disperatamente di ricercare, un grande motivo che mi spinga a proteggere la mia vita. Un grande amore ma non terreno, un grande desiderio. Trovatemi la mia montagna e mi troverò pronto a sormontarla, ma quale? Tra le vette quale mi spetta? Nessuna può essere, ma non sono intenzionato a morire in un villaggio di “vacca pezzata” piuttosto che fuggire su dei piedi alati.

4 pensieri su “Ritrovamento notturno N°1

  1. Non scriverò di certo un commento su ciò che hai scritto: 1 perché non saprei cosa dirti, o meglio lo saprei ma mi serve tempo per capire come esprimermi, 2 perché ho dovuto rileggere diverse frasi due volte per la mia scarsa conoscenza dei vocaboli italiani perdendo così l’unico mezzo che mi possa permettere di capire, la sensibilità. Da sorella che sono, posso solo dirti che se ora fossi a Ostia ti darei un grande abbraccio per cercare di farti sentire meno solo in questa “battaglia” con te stesso, in fondo credo che un abbraccio possa darti molta più forza a ricercare piuttosto che tante parole al vento…

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  2. Io credo che come tutte le cose importanti della vita, il nome della vetta e la sua direzione arriverranno da sole, ma non scese dal cielo tra luci e appariscenti visioni; ti sveglierai una mattina, dopo aver tentato, provato, visto, conosciuto, e saprai ! 🙂
    Rivedo il filosofo dietro questo articolo.

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