Il ragazzo di Biblioteca

Erano le otto, ed essendo le otto Leonardo si trovava seduto ad un piccolo bar sotto i portici di Piazza Anco Marzio. Li facevano i Krapfen più buoni della città -e quindi del mondo- ed ogni mattina Leonardo non riusciva ad andare a lavoro senza mangiarne uno, senza bere un cappuccino. Le grandi vetrate, la piazza deserta con il sole del primo mattino, che scalda senza far caldo. Quell’atmosfera che solo la purezza dell’alba sa regalare. Così al bancone ammirava quella bellezza. Si ricordò di come sua madre gli aveva raccontato di quel posto, cinquant’anni prima, di come anche lei andasse lì la mattina per far colazione. Di come, al tempo, i Krapfen venissero portati dalla cucina al bancone mediante un ingegnoso marchingegno. Sul soffitto vi era una guida metallica che partiva dalla cucina sulla quale era attaccato un piccolo dirigibile in metallo. Questo volava su tutto il locale sino ad atterrare sul banco dove recapitava le novelle meraviglie. Oggi il sistema era ancora funzionante, ma solamente il sabato e la domenica, dove il rapporto lavoro/clientela era a favore del negoziante. Incredibile però come solo quella combinazione dolce amaro di caffe e croissant potesse svegliare Leonardo, era la chiave per una perfetta giornata. Molto spesso, infatti, vedendo il barista un po’ giù di morale si era trovato a dirgli: ” Ehi, su con la vita! Il tuo è il mestiere più importante del mondo! Pensa se facessi far male a tutti colazione, tutto si fermerebbe, tutto smetterebbe di girare. Commessi di malumore, avvocati depressi, banche che non fanno prestiti, politici che si rifiutano di parlare…” Leonardo era molto convinto della sua teoria. Ammirava immensamente la bellezza di quei piccoli lavori, amava la perfezione delle piccole cose. Piccoli gesti invisibili che rendono possibile l’esistenza di un sistema: un miracolo umano. Finito si appropinquo per il lungomare. L’aria di mare era un altro catalizzatore che lo aiutava ad affrontare le varie vicissitudini quotidiane. Amava molto il suo lavoro, ma era di una fatica incredibile. Ci volevano circa 15 minuti da Piazza Anco Marzio sino alla Biblioteca ed ormai Leonardo conosceva l’intero tragitto a memoria, entra e comincia a lavorare. Forse non tutti lo sanno, ma ogni anno la Biblioteca scarta centinaia di libri che vengono ritenuti “non allettanti”, trasformandosi così da Biblioteca a Libreria. I libri in questione venivano relegati in un armadio dello scantinato con su scritto “Libri Gratis! Serviti pure…” Solitari ed abbandonati lì giacevano per un mese, oltre il quale venivano riciclati. Il lavoro di Leonardo era di salvare questi libri. Ogni giorno li prendeva e li leggeva, imparandoli a memoria e salvandoli dall’estinzione. Milioni di autori minori, di scrittori per hobby, che però celavano così tanti spunti, così tanta voglia di innovare. Leonardo amava le piccole cose e quei saggi, quei piccoli scritti, sembravano lui portare la verità più di tanti altri libri acclamati, vestiti, mascherati. L’ingenuità di quei modesti scrittori aveva il grande vantaggio della spensieratezza ed della sincerità. Si sentiva un piccolo eroe, si sentiva di salvare il mondo poco a poco, le persone una ad una.

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