Fare l’amore Cap IV

IV

E cade, sgonfio, esangue. Una chiave affilata aveva aperto le serrature che sigillavano quell’unità. Adesso: pallido, smorto; appariva silenzioso. Nessun senso di pace, nessun cenno di un qualcosa oltre quel cadavere, solamente un morto. Questo è vero: dopo la morte ci attende solamente un cadavere. Questo corpo, come quelli dei miei genitori, ricoperto di sangue, è l’unica traccia che qui, in questa casa, c’è stata della vita. Le auto per strada passeggiavano ignare. La polizia si era allontanata ora dal luogo del crimine, gli agenti sono pochi e vagano dove devono. Infondo le prove erano state raccolte ed il corpo trasportato in un freddo obitorio, a chi sarebbe potuta interessare una tanto macabra scena? Macabra proprio per quell’assenza, quel vuoto. Piange il ragazzo, piange. Ma non vi è disperazione in queste lacrime, è il pianto della notte.

Proviamo cosa è questa roba, va’: “Un caffè d’orzo grazie”. Due giorni diversi, due bar diversi; non era abituato a tutto questo variare, doveva stare attento! Farsi battutine da solo era il suo nuovo hobby preferito, “In tazza grande o tazza piccola?”, tazza grande o tazza piccola? Diavolo, questo caffe d’orzo dev’essere davvero qualcosa di speciale, tutte queste particolarità, al detective si stava aprendo un mondo sconosciuto. Grande, disse, anche se poi non ne era tanto sicuro. Davvero buono, davvero davvero buono. Quel ragazzo ladruncolo ci sapeva fare! Beveva il suo grande caffè e guardava fuori, era entrato in quel bar non solo per il caffè ma perché da lì si vedeva l’appartamento dell’uomo ucciso, quello dell’articolo che gli aveva mostrato Carl. Sembrava una zona tranquilla, decisamente popolata da benestanti. Effettivamente aveva fatto qualche ricerca durante la notte, il tasso di omicidi in quel quartiere era tra i più bassi di tutta New York, dal momento che qui non vivevano i ricchi ma gli agiati, e gli agiati, quelli nel mezzo, non conoscono né la paura dei ladri né della povertà. Ripensava anche a quei ragazzi, il ladruncolo ed il povero ragazzo di Herbon. Si era fatto stampare una sua foto in un internet point quella mattina, la tira fuori dal taschino e la guarda: così diversi, così lontani, eppure forse così simili. Aveva chiesto al barista di accendere la televisione, voleva vedere si ci fossero state svolte nel caso che aveva lasciato ad Hebron, ma niente, solo immagini dall’alto della casa e la foto di quel ragazzo disperso messa in un angolo in alto a destra, e nella sua mano, sempre la destra. Avrebbe tanto voluto sapere qual era la pista che la polizia aveva deciso di battere in quel momento, era dannatamente curioso di quel caso! Beh non lo aveva mai fatto, e non si sarebbe neanche mai sognato di farlo, infondo era felice di essersene andato e per lui la “festa di pensionamento” era stata una vera e propria festa, però questa volta no, non ce la fece, e stava quindi per fare una cosa che non aveva mai fatto. Tira fuori dal taschino del cappotto un taccuino di pelle e rivolgendosi al barista “Dovrei fare una telefonata…” disse. L’omone intento a lavare qualche boccale di birra per l’imminente pranzo concordò il pagamento prima di interrompere le proprie mansioni, in fondo il tempo è denaro, e poi da sotto il bancone gli porse un piccolo cordless nero. Odiava quegli aggeggetti, i telefoni con la vecchia cornetta di una volta erano tanto comodi. Compose un numero ed avvicinò l’apparecchio. “Ciao Jim, sono io.” “Cosa? Io chi? Chi diavolo sei? Aspetta, aspetta aspetta! Oh mio Dio, sei tu! Ma guarda! Giuro che tra le cose più strane che potevano capitare questa era subito dopo un un’invasione di cavallette giganti aliene! Dai scherzo, come te la passi vecchia volpe?” “Tutto bene Jim, fa piacere anche a me sentirti…” “Allora, che fine hai fatto? Era da parecchio che non ti facevi sentire.” “Sono venuto in… vacanza, qui a New York da mia sorella, era tanto che me lo chiedeva…” “Hai fatto bene, chissà quanti divertimenti troverai laggiù! – e divenne serio – Sai, mi piacerebbe molto restare a chiacchierare però questo non è per niente un bel momento, con questa brutta storia che è successa qua siamo tutti un po’ sottopressione… però un giorno conclusa questa faccenda andiamoci a prendere un bel caffe magari!” “Scusami, lo capisco benissimo, ma ti chiamo proprio per questo. Avrei bisogno di alcune informazioni sul caso…” “E come mai? Non mi dire che ti serve un nuovo hobby, per caso hanno chiuso il parco?” Se la sghignazza di gusto, alla fine era sempre stato un po’ un coglione, questa gioventù è proprio sgangherata, non mi stupisce affatto che non abbiano ancora risolto il caso senza di me. “No… è che” “Tranquillo scherzavo, su veloce mi dica cosa le serve capo” Quanto tempo era che non lo chiamavano così, capo, quanto tempo. “I proiettili che sono stati rinvenuti sulle vittime, l’arma l’avete identificata?” “Una classica calibro 9 capo, però non sembra l’arma di un professionista, almeno secondo me…” “Come mai?” “Il proiettile è molto rigato, la canna non era pulita, un killer tiene sempre in buono stato il suo attrezzo. Ma qua mi danno del paranoico.” Infondo, se lo aveva preso nella sua squadra, un motivo c’era. “Invece io sono d’accordo con te. Senti, qualcosa che possa aiutarci ad identificare l’identità dei rapitori? Possibile che non sia stato trovato niente sulla scena del crimine?” “Signore, le solite cose, ma nulla di eclatante…” “Pensa Jim, dai pensa! C’è sempre qualcosa di strano in una scena del crimine, un qualcosa fuori posto, un qualcosa che stona.” “Aspetti un attimo capo, torno subito” Era partito, riconosceva quella voce, stava pensando a qualcosa. Passarono 10 minuti, il detective preoccupato di prendere il cancro con quel aggeggio vicino alla testa per tutto quel tempo aveva appoggiato il telefono sul tavolo e lo fissava, aspettando qualche segno di vita. “Pronto? Capo?” “Sono qui Jim, dimmi che hai trovato…” “Allora, è una sciocchezza, però è l’unica cosa che mi è venuta in mente. Riguardando le foto della scena del crimine c’è qualcosa che non torna, il sangue colato dalle vittime, schizzato per terra, insomma una macchia di sangue ha una forma irregolare, una forma costretta, si vede chiaramente come un angolo di un foglio di carta, un pezzettino, però non si riesce a distinguere altro. Secondo me li per terra c’era qualcosa, un foglio, un qualcosa insomma! Manca una prova, però sono stato con i primi ad arrivare sulla scena, non può essere stato nessuno della polizia. L’unica spiegazione è che i ladri se ne siano accorti e l’abbiano portata via.” “Grazie Jim, sei stato prezioso, se scopro qualcosa ti contatto subito. Ah senti, del ragazzo si sa niente? Possibile che non riusciate a trovarlo?” “Capo è un mistero, sembra volatilizzato nel nulla. Le impronte andavano nella stessa direzione di quelle dei ladri, dal retro della casa verso la campagna. Le abbiamo seguite e portano ad un vecchio capannone dove tenevano gli attrezzi da giardino. Dalle impronte il ragazzo doveva tenere una moto da cross là, ed ha proseguito con quella. Abbiamo cercato di seguire le impronte, ma maledizione a meta notte ha cominciato a diluviare ed è stato impossibile riconoscerle da lì in poi. Si sarà sicuramente immesso in qualche superstrada, e poi sa, se si è andato a nascondere in qualche paesino qua intorno chi lo trova? Comunque stiamo monitorando costantemente con le telecamere le stazioni e gli aeroporti della regione, ma tanto è inutile, non credo serva a niente.” “Grazie Jim, ti chiamo più tardi. Ottimo lavoro, sono convinto tu sia sulla buona strada.” “Grazie capo, a presto.” “A presto”. E mette giù. Si sbagliava, era improbabile che i ladri, fuggiti in gran corsa, avessero notato il foglietto per terra. C’era un’altra possibilità, bastava ragionare su chi altri avesse avuto accesso alla scena del crimine prima dell’arrivo della polizia e, per quel che ne sapevano, c’era una sola persona: il ragazzo. Lui era il candidato primario per il recupero del foglietto. Ma cosa ci sarà stato scritto? Magari non era del Killer, era un qualcosa di personale dei genitori che aveva preso come ricordo, o forse no. Chissà cosa muoveva quel ragazzo adesso, chissà dove si trovava. Alla televisione trasmettevano una partita dei Lakers contro gli Yankees, poi guarda fuori dalla finestra, era davvero un caso complicato, non si sarebbe stupito se l’identità dei Killer non si fosse mai scoperta. Quel ragazzo, lui ed il ragazzo ladrunc… eccolo! Fuori dalla vetrina il ragazzo ladruncolo stava passando sul marciapiede! Cosa ci faceva là? Si trovava in una zona completamente diversa da quella dove aveva fatto colazione ieri, lui era lì per vedere da vicino la scena del crimine, per cercare una risposta, ma quel ragazzo cosa faceva lì? Pagò e si mise a seguirlo. Ieri lì, oggi qui. Lo guarda meglio da dietro, ma da dietro non si capisce! Aveva un sospetto, un sospetto strano. Quel ragazzo era spaventato e spaurito, non si muoveva come uno padrone della città, come si sente un ragazzo di 16 anni nella città in cui vive, e questo lo aveva già colto nel loro precedente incontro al bar: quel ragazzo non era di New York. Magari era scappato di casa, tanti ragazzi lo fanno, però di solito non si avventurano mai fuori dalla loro città, a meno che… Accelera il passo, adesso è molto vicino. Intravede tra le persone sul marciapiede un incrocio con un semaforo, è la sua occasione. Arrivato al semaforo si ferma accanto a lui. Verde. I due scendono dal marciapiede per attraversare, il detective guadagna qualche passo, giusto uno o due, e si volta. I due si guardano negl’occhi al centro della strada. “Sei tu!” Era lui, era il ragazzo. Il ragazzo si sente con le spalle al muro, capisce di essere stato scoperto. Sferra un pugno in faccia al vecchio detective che cade in terra, in mezzo alla strada.

Rinvenne pochi istanti più tardi, dei passanti lo avevano trasportato sul marciapiede ed ora lo subissavano di come sta?, si sente bene?, e tutti quei pro forma che si usano dire in questi casi. Non si capisce bene il perché lo si faccia, il malato spesso si sente solamente soffocare da tutte queste persone intorno che lo sovrastano. Forse per un macabro senso di eroismo, o chissà cos’altro. Congeda gli infermieri improvvisati, tutti intenti nelle loro diagnosi pseudocliniche, chiedendo solo: “Dov’è il ragazzo? Avete visto dov’è andato?”, ma nessuno rispose, nessuno forse se ne era curato, oppure quelli che avevano optato per l’inseguimento del criminale lo avevano appunto inseguito e non potevano essere dunque qui a raccontarlo. Che il ragazzo sia però riuscito a seminarli ci sembra molto probabile, era un ragazzo sveglio, almeno da quel che i fatti ci suggeriscono.

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