Fare l’amore Cap V

V

Il vecchio ispettore decise di ricominciare tutto da capo e tentare di rimettere insieme i pezzi. Ritornò al Bar, Il Cappuccione, alla ricerca di un qualche indizio. Per prima cosa decise di chiedere al barista, quello del caffè d’orzo; si sarebbe di certo ricordato del piccolo ladruncolo data la stranezza della circostanza, sia del caffè che del ragazzo. Ed infatti così era, si ricordava eccome di quel “dannato ladruncolo del cazzo!”. E lui trattenne a stento un sorriso estremamente compiaciuto. Dicerto vi starete chiedendo come abbia fatto un povero detective in pensione a convincere il grosso es scorbutico proprietario del locale; ma non solo!, anche le guardie di sicurezza della NY Central Station, per non dire gli addetti alla vendita dei biglietti della metropolitana oppure i piccoli ristoratori e venditori ambulanti nella zona di Time Square e, soprattutto, tutti gli abitanti notturni di Central Park a parlare con lui. Ebbene, mentre se per il primo fu sufficiente la sua inconfondibile “presenza da sbirro” – una parte dell’equipaggiamento consegnato agli operatori della giustizia assieme con il distintivo e la pistola – con alcuni dei suddetti impiegati fu costretto all’uso di maniere forti a cui aveva sperato di non dover ricorrere: un distintivo falso. A dir la verità non era proprio un falso, diciamo che era una replica del suo originale. L’aveva fatta per ricordo, poco prima del pensionamento, e solamente adesso era finalmente riuscito a trovargli una qualche utilità. Neppure sapeva perché se lo fosse portato dietro dalla sorella, si stupì perfino di essersi ricordato della sua stessa esistenza mentre faceva le valige a casa ma così, un po’ per nostalgia del passato, un poco per averne uno, decise di portarlo con se dalla sorella. Nessuno oppose resistenza, almeno non più del solito e, com’è ovvio, evitò meticolosamente i luoghi soprasseduti da forze dell’ordine che avrebbero potuto fiutare il trucco, anche se lo dubitava fortemente data l’incapacità degli agenti di oggi. Eppure, nonostante tutti i suoi numerosi stratagemmi, non riuscì a trovare nulla. Almeno nulla al di fuori di quelle banalità che non possono farci concludere un bel niente. Ovviamente! Avete idea di quanti ragazzi attraversino ogni giorno a migliaia le vaste strade di New York? Difatti non che il detective si aspettasse di trovare molto di più. Erano passati due giorni dall’aggressione ed il nero sulla guancia cominciava a scomparire, aveva sempre avuto un ottima capacità cicatrizzante. Tornò a casa molto stanco e questa volta la cena passò tranquilla, o meglio così sembrò a lui che era tutto preso dal proseguire mentalmente le sue indagini. Trovare il ragazzo era un’impresa impossibile, almeno per lui. Era un lavoro da poliziotti dislocati per le strade, non da detective. Doveva cambiare strada, modo di pensare. La cosa più importante era: cosa ci faceva quel ragazzo lì? Forse era un po’ arrugginito, era partito in quarta a cercare il ragazzo come un mulo con i paraocchi, sembrava un novellino cazzo! Le anomalie, pensa alle anomalie. Cosa ci fa il ragazzo a New York, dato che non ha alcun parente? Perché un ragazzo che ha perso entrambi i genitori invece che stare a casa, in lutto, circondato dai familiari andava a prendere un caffè d’orzo al cappuccione? Ed in tutto questo cosa c’entrava il biglietto scomparso di cui aveva parlato Jim? E poi, guarda che caso, il ragazzo era ricomparso nella scena del secondo omicidio, un altro omicidio molto strano. Forse il ragazzo era il Killer, infondo lo aveva colpito al volto con una rabbia concentrata, compressa, non sembrava affatto un ragazzo perso e spaurito ma un uomo con uno scopo. Ma quale? L’unica certezza adesso era che gli omicidi fossero collegati, lo credeva proprio perché il ragazzo fungeva da ponte, sarebbe stata altrimenti una casualità troppo grande il ritrovarlo là. Un dubbio lo aveva, ovviamente era una sciocchezza e molto probabilmente non avrebbe portato a niente ma, in caso di omicidi non convenzionali, bisogna ricercare dettagli non convenzionali. Su una cosa però oramai si era convinto, l’unico modo per trovare il ragazzo era risolvere il caso. Per l’informazione di cui necessitava adesso aveva bisogno di parlare con qualcuno all’interno della divisione omicidi di New York, e forse conosceva anche qualcuno però, presentarsi così? Non aveva di certo la confidenza che aveva con Jim, non poteva prendere e telefonare. Ma certo, Jim! “Ehi Jo posso fare una telefonata ad un cellulare?” La cena non era ancora finita e tutti lo guardarono un po’ straniti, ma lui neppure ci fece caso. “Certo, usa pure il telefono di casa tanto abbiamo la tariffa flat.” “Grazie!” Forse aveva sbagliato a giudicare male i cordless, adesso il poterlo portare in camera sua ed il potersi rintanare in quella privacy lo rincuoravano moltissimo. Non voleva assolutamente che la sorella sapesse che stava lavorando ad un caso e tantomeno che si spacciasse per detective usando un distintivo falso. Lei era convinta che la sua vita fosse occupata tutto il giorno da musei e cinema e teatri, ma un ispettore capo resta sempre un ispettore capo; infondo il lupo perde il pelo ma non il vizio, e mai questo modo di dire fu più azzeccato. “Jim, mi serve un altro favore.” “Certo capo, dica tutto!” “Tu conosci qualcuno alla divisione omicidi qua a New York?” “? Come mai?” “C’è stato un omicidio e voglio verificare una cosa.” “Ma come mai?” “Jim…” “D’accordo, non sono affari miei capo. Sa qua mi hanno tolto dal caso, dicono che stavo portando le indagini su una strada sbagliata e che facevo perdere tempo a tutti con le mie teorie assurde sui foglietti.” “Mi dispiace Jim, comunque io sono convinto che eri sulla giusta strada.” “Almeno una cosa positiva c’è, è quasi natale e se fossi rimasto assegnato al caso non mi sarei potuto permettere le ferie, almeno così posso godermi la famiglia.” “Ma certo, meglio un natale in famiglia che in mezzo agl’omicidi, credimi.” “Già, ti do il numero *********, chiedi di Peter, lo avviso subito che lo cerchi.” “Jim ma io sono in pensione, non è che posso prendere e chiamare…” “Ha ragione capo, quindi che si fa?” “Dovresti farlo tu, Jim.” “Ma capo, io non posso, se qua scoprono che continuo ad indagare sul caso mi prendo un bel fermo disciplinare!” Sapeva di chiedergli molto, ma sapeva anche di poterglielo chiedere. Dopo qualche istante infatti Jim sommessamente rispose: “D’accordo, cosa devo dire?” “C’è stato un omicidio qui con dinamiche secondo me simili a quelle del caso a cui lavoravi tu. Ecco voglio sapere le somiglianze che riesci a trovare, i collegamenti tra i due casi ed invece le cose che li differenziano. Ti ci vorranno pochi minuti, non se ne accorgerà nessuno.” “D’accordo, penso di poterlo fare.” “Fallo da casa, è meglio. Ah! E Jim, chiedi soprattutto della pistola, vediamo se anche questo proiettile è sporco o pulito, come l’altra volta.” “Lo consideri fatto.” “Grazie Jim, sei un bravo poliziotto, lo sei sempre stato” E mettono giù l’apparecchio. Povero Jim, gli avevano tolto il caso, effettivamente le sue teorie erano un po’ contorte ed inoltre, con l’arrivo del natale, i casi si preferiva chiuderli prima: l’ipotesi di rapina ed eccesso di violenza nella società moderna erano perciò alternative altamente preferibili. Invece lui non aveva fretta, e credeva che Jim ci avesse visto giusto. Lo richiamò la mattina dopo. Effettivamente i casi si assomigliavano, il movente poco chiaro, la rapina inscenata e, soprattutto, quello che aveva sperato, l’arma del delitto anche questa volta aveva prodotto un proiettile sporco. Ancora una volta non un professionista, non aveva neppure raccolto i bossoli. Ora ne aveva le prove, il modus operandi era lo stesso, però vi erano differenze che non facevano pensare ad uno stesso killer, a partire dai bossoli e dal fatto che questa volta era sicuramente una persona sola. Allora cos’era a legare quei due omicidi, oltre a quel ragazzo? Entrambe le armi non erano state identificate, non registrate, come potevano due persone non del mestiere a procurarsi quel tipo di armi? Dovevano essere molto abbienti, oppure qualcuno se le era procurate per loro. Sembrava un meccanismo intricato. Però pensava ancora al perché quel ragazzo stesse a New York. Doveva sapere qualcosa, ma riguardo a cosa? Le cose potevano essere due, era in qualche modo complice degli omicidi, oppure stava inseguendo i Killer. Non poteva esserci alcuna altra forza a spingerlo giunti a questo punto ma, essendo le scene del crimine diverse, abbiamo stabilito che il Killer non era lo stesso. Che il morto di New York fosse il Killer dei genitori? Poteva essere, bisognava controllare. Fece qualche ricerca su Google sul nome del morto, si vedevano i video dei parenti addolorati comprensivi di nome e cognome! Santa stampa, quanto lavoro spesso ci evita di dover fare. Adesso aveva dei nomi, e quindi degli indirizzi grazie all’elenco degli abbonati telefonici. È vero che non aveva una moglie, però aveva un fratello ed una madre. Con la signora si inventò una mezza verità, era un ex poliziotto che lavorava come investigatore privato ad Hebron che indagava su un omicidio che poteva essere collegato a quello di suo figlio. Collaborò subito, si vedeva che avrebbe fatto qualunque cosa per aiutare a scoprire chi fosse l’artefice della morte del suo ragazzo. Fu un nulla di fatto, il figlio per l’intera giornata aveva un alibi di ferro, però quella visita non fu un totale buco nell’acqua. Quando chiese alla signora se la vittima avesse avuto dei nemici, o persone che potessero desiderare o giovare della sua morte, la lista non solo non fu vuota, ma non fu neppure troppo lunga. Il figlio aveva fatto causa ad un ristoratore che, a suo dire, aveva cercato di avvelenarlo con non so cosa nel cibo. Il ristorante era abbastanza rinomato e la madre aveva saputo dal figlio che il ristoratore era andato a casa sua per offrigli del denaro in cambio del ritiro della denuncia ma, quando lui si rifiutò, questi se ne andò furioso minacciandolo di morte. Al nostro detective sembrò un ottimo indiziato da cui partire. Un po’ era deluso, questo caso sembrava si stesse risolvendo troppo linearmente, però qualcosa lo faceva ben sperare. Le autorità locali avranno avuto dalla signora le stesse informazioni ma, non essendo stato ancora arrestato il proprietario, significava che le circostanze non erano tali da poterlo considerare un possibile omicida. Arrivò al ristorante per le 14, ordinò da mangiare, anche se si limitò a cose semplici e facilmente controllabili, non si fidava di certo! Mangiò lentamente aspettando che tutti i clienti uscissero dal locale. Oramai erano le 16 e 30 e quando vide la cameriera, oramai esausta, arrivare verso di lui per chiedergli molto probabilmente di pagare, lasciare una bella mancia, e finalmente andarsene, lui, bevendo l’ultimo bicchiere di chardonnay, appoggio il distintivo aperto sul tavolo ed indico alla cameriera la sedia adagiata sul l’altro lato del tavolo.  “Prego” “Mi scusi agente, io non” “Non si preoccupi signorina, sono qui solamente per farle qualche domanda sul locale.” Si presento come Detective, come ai vecchi tempi, e poi continuò “Vede, stiamo facendo delle indagini su delle importazioni clandestine di vivande qui a New York, e devo controllare anche il suo locale.” Non voleva essere troppo diretto, avrebbe potuto cercare di difendere il proprio datore di lavoro, inoltre costruire una bugia su dettagli secondari è molto più complesso che su un fatto principale. Certo due indagini diverse allo stesso tempo nello stesso locale avrebbero di certo insospettito, però sperava che la cameriera, giovane ed inesperta, non opponesse troppa resistenza. “Da quanto lavora qui?” “Qualche mese appena, mi sono trasferita a New York da poco tempo…” la cameriera incomincia a toccarsi nervosamente l’orecchio destro “Senta, potrebbe raccontarmi come si svolge l’attività solitamente?” “Il signor Pizzarotti la mattina va al mercato generale a scegliere le merci per la giornata, verso le 7 di mattina credo, io non sono qui a quest’ora ma gliel’ho sentito dire spesso. La merce poi ci viene consegnata al ristorante verso le 11 e 30 dove noi la scarichiamo e la prepariamo, alle 12 e 30 apre il ristorante fino ad adesso.” Lo guarda fisso, un po’ provocatoria, certo che aveva un bel caratterino però! “Poi riassettiamo tutto e ci prepariamo per la seconda manche che inizia alle 18 e 30 fino alle 23. In un’ora sparecchiamo e prepariamo tutti i tavoli per il giorno dopo e per mezzanotte finalmente siamo a casa.” “Certo che è un lavoro duro…” “Si, le persone vengono qui e mangiano ma ignorano la fatica che c’è dietro tutto questo.” David Pizzarotti, quello era il suo uomo. “Senta ma il signor Pizzarotti ha qualcuno che lo accompagna la mattina, che possa confermare i suoi acquisti?” “Quando si tratta di eventi fuori dall’ordinario sì, ma solitamente va da solo perché deve solamente farsi mettere da parte la merce, ci pensano i venditori a consegnarcela dopo.” “Capisco, e solitamente di quali fornitori usufruisce?” La ragazza stilo per lui una piccola lista dei pescivendoli, panettieri, macellai e venditori di altro genere che il signor Pizzarotti era solito frequentare. “La ringrazio. Senta, per curiosità, anche ieri siete stati aperti?” “E ricorda se il signor Pizzarotti ha fatto qualcosa al di fuori dell’ordinario?” “Lei è qui per quell’omicidio… lo sapevo!” “Stia calma signorina” “Mi ha mentito! Ma come si è permesso? Poteva comunque tranquillamente chiedermi direttamente della cosa dato che noi non abbiamo nulla da nascondere, come abbiamo comunicato ai suoi colleghi ieri mattina.” Dunque non era tanto in ritardo sulle indagini. “Però le confido che mi sembra strano ricevere due deversi detective che lavorano ad uno stesso caso, se mi permette.” “Indaghiamo su cose diverse, come le ho detto, non mi occupo dell’omicidio di cui parla, però la pregherei ugualmente di rispondere alle mie domande.” Lo guardava molto titubante, ma quell’anziano signore le incuteva tanta tenerezza e quindi continuò “Come ho detto ad i suoi colleghi questa mattina, il signor Pizzarotti è stato tutto il giorno qui ed inoltre la sera ci siamo trattenuti oltre il normale per prepararci al cenone di questa sera, è il ventiquattro dicembre oggi, e questa mattina alle 6 io personalmente ho accompagnato il signor Pizzarotti al mercato.” “D’accordo signorina, la ringrazio.” Come pensava, il coroner aveva stabilito che la morte era soprasseduta tra le ventuno e le ventidue, il proprietario aveva un alibi di ferro, ma come abbiamo già detto, un poco ci sperava. “Senta ricorda se in questi giorni ha visto un ragazzo da solo al ristorante? Anche solo di passaggio.” E le mostra la foto. “Si, mi ricordo di questo ragazzo, è venuto qualche giorno fa a pranzo da solo. Non ha parlato ed ha mangiato poco… mi ha colpito, aveva un aria strana, e poi un ragazzo al ristorante da solo è una rarità. Ma come se non bastasse tra la prima e la seconda portata è scomparso, deve essere uscito dal retro, c’è una porta d’emergenza vicino al bagno.” “Quindi ha rubato un primo, in sostanza” “Esattamente, il signor Pizzarotti non si è arrabbiato più di tanto, anzi, quando ho parlato lui del ragazzo ha cambiato subito discorso dicendo “Son Ragazzi, Son Ragazzi” e non è molto da lui. È un tipo piuttosto venale di solito, mi creda.” La cameriera aveva un bel caratterino però non era molto furba e non aveva idea del guaio che stava per procurare al suo scorbutico datore di lavoro. Il ragazzo era stato lì, perché? Cosa sapeva? Erano passati sette giorni dall’omicidio di Hebron, e quel ragazzo due giorni fa era andato lì, perché? “Mi scusi signorina, un ultima domanda e le lascio chiudere il locale, si ricorda se per caso il signor Pizzarotti si è assentato in queste ultime settimane?” La ragazza lo guardava, forse aveva intuito qualcosa, di certo non aveva capito di cosa si trattasse, però sapeva che qualcosa c’era. “Nacy! Sbrigati a rimettere a posto i tavoli, si può sapere cosa stai facendo di là da mezzora?” Si udì la vociona da dietro le porte della cucina che, di li a pochi secondi, si spalancarono all’ingresso di David Pizzarotti nella sala. “Nacy, che cazzo stai facendo la seduta?” “Il Detective mi stava facendo qualche domanda…” “Cosa? Fuori dal mio locale, cosa vuole? Ha un mandato? Io non parlo con lei se non difronte al mio avvocato!” “Stia tranquillo signor Pizzarotti, non sono qui per il motivo che crede, sono incaricato delle indagini sul traffico di pesce di contrabbando e stavo facendo alla sua cameriera Nacy qualche domanda sulle modalità dei vostri acquisti.” “D’accordo, ma comunque la prego di lasciare il locale, dobbiamo chiudere.” “Vado subito, arrivederci. Arrivederci signorina.” Il cuoco rimase sulla soglia della cucina, a braccia conserte, a scrutare come un falco il falso detective. “Le prendo il cappotto Detective.” “La ringrazio molto.” Sulla soglia del locale la ragazza le porge il cappotto e nel darglielo lo fissa negl’occhi e dice: “Si, Detective. Si.” “Grazie, arrivederci.” Si, dunque si era assentato nelle ultime settimane ma sfortunatamente la loro conversazione era stata interrotta proprio nel momento più interessante. Era ben conscio di non poter più mettere piede nel ristorante, ormai si era bruciato quella possibilità ed aveva destato fin troppi sospetti. Ma non importa, pensò, ormai so tutto quello che mi serve, però devo chiamare Jim. In realtà il detective aveva poco più di una intuizione, niente di esplicito o ragionato, e questa intuizione si basava essenzialmente sul fatto che il ragazzo si fosse trovato li. Tutto qui. Poteva essere un caso, e questo non lo escludeva, doveva pur sfamarsi, ma ripeto, le casualità in questo caso sono fin troppe e l’inghippo da qualche parte ci deve essere. Il ragazzo pensava che David qualcosa ci entrasse, e quindi qualcosa c’entrava. Aveva chiesto se si fosse assentato perché per centraci qualcosa doveva pur aver fatto qualcosa e per fare qualcosa serve del tempo. Ma quale poteva essere il ruolo di un proprietario-cuoco di un ristorante di New York in quella faccenda? Eh, signori miei, questa era proprio la domanda che tormentava il nostro detective come un martello pneumatico. “Dove sei stato tutto il giorno? Questa sera c’è il cenone con il tacchino! Ti ricordi vero? Senti ho comprato da parte tua dei regali per i ragazzi, loro ci tengono molto, e tanto sapevo tu ti saresti dimenticato.” “Grazie Jo, mi faccio una doccia e vengo ad aiutarvi ad apparecchiare.” “D’accordo! Ti aspettiamo, vecchio!” Si sorrisero entrambi. Si appropriò del cordless nuovamente e lo porto in camera sua. “Jim, ciao, senti scusami tantissimo Jim ma mi serve un ultima cortesia.” “Capo mi vuole dire costa sta combinando? Mi sta chiedendo cose che non dovrei fare, e soprattutto questo comportamento oscuro non è da lei.” “Scusami Jim hai ragione, ma è l’ultima cosa che ti chiedo. Se è come penso poi ti racconterò tutto, ma per ora mi serve una conferma.” “Cosa le serve?” Amava quel polizziotto, in tutti quegli anni forse non aveva mai capito la devozione che quel ragazzo di oramai quarantacinque anni provava per lui, l’ispettore capo dell’allegra cittadina di Hebron. “David Pizzarotti, chiedi al personale della stazione se qualcuno con quel nome sia venuto ad Hebron di recente.” “D’accordo.” “Richiamami appena sai qualcosa. Io devo andare a fare i fegatini!” “Cosa?” Ma il detective aveva già messo giù l’apparecchio.

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