Un Vegetariano

Ovvero il meschino cannibalismo delle specie.

Il sole caldo asciugava le membra, un vento fresco risvegliava la mente intorpidita, la primavera era alle porte e quel mattino con i suoi amabili quindici miti gradi lo rallegravano incredibilmente. La primavera dà sempre un senso di speranza all’uomo, di fenice, di rinascita e così, seduti ad un bistrot sulla piazza, Socrate ed i suoi amici ammiravano quella fresca sinfonia.
Il cappuccino caldo, il cornetto, erano una cornice perfetta per quella idilliaca composizione. Fu in quel momento che Ellen decise di parlare ad i suoi amici della propria decisione: era divenuta vegetariana. Ovviamente il suo non era il capriccio di un giorno, ma il frutto di una maturazione, e sensibilizzazione, che l’aveva portata anche razionalmente a dover approcciare a questa scelta. Questa fu la prima cosa che si chiese Socrate, si può davvero parlare in questo caso di scelta, di decisione? Decisione è qualcosa che implica una possibilità mentre invece, una volta che il processo di maturazione è completato, una volta che si è visto, non si può dimenticare. Non è una scelta bensì una normale evoluzione delle cose. Le donne: “Oh Ellen, sono molto felice per te! Questo sottolinea una grande maturità e forza di spirito, non credo poi che questa scelta sia stata indolore.” “Oh no, vedi in realtà era più grande la paura che le conseguenze in se. Ci si abitua, e credo che quando si faccia qualcosa per un motivo che ci sta a cuore questo sia quanto mai facile, e per me è stato quanto mai facile!” “Ma come mai? Cosa ti ha convinta?” “Non c’è stata una cosa a convincermi, è stata la mia vita a cambiare. Pian piano osservavo gli animali, li ammiravo e cercavo di capire ed all’aumentare di quell’empatia aumentava anche il rapporto che avevo con loro, che non è affetto, non saprei spiegare, ma un senso di appartenenza, di comunione, che mi sento di dover onorare.” “E non credi che questa comunione empatica sia più una tua proiezione che un qualcosa di realmente esistente? Non credi di aver caricato un animale di impressioni che non possa darti ma che tu stia dando a te stessa?” “Guarda non saprei dirti, so solamente quello che provo e questo è. Poi ognuno è libero di fare quel che vuole…”S’intromise Socrate, che dà tanto attendeva di poter intervenire, evidentemente colto nel vivo da quel discorso. “Ma come fai a dire questo? Com’è possibile che non desideri di cambiare ed obbligare le persone accanto a te a cambiare nella tua direzione se realmente ritieni giusto ciò che predichi? Se qualcuno stesse qui a cercare di mangiarti, o cercasse di distruggere qualcosa che amo io l’attaccherei, perché questo è quanto debbo fare per difendere le mie idee, la mia vita e le mie passioni!” “Beh Socrate calmati, ho detto di non voler uccidere gli animali non di preferirgli agli esseri umani, come al solito sei andato ben oltre i fatti. Se cercassero di uccidere uno di voi ovviamente io mi ribellerei. Se mi domandi sul perché io non mi adiri, più di tanto, con voi è perché non credo che facciate ciò che facciate con consapevolezza, credo che voi agiate per ignoranza e quindi non posso adirarmi con voi, posso solo cercare più che posso di liberarvi l’anima e farla accorgere di ciò che avviene attorno a lei.” “Si, ecco, Gesù cristo! Sai cosa credo? Che questa pseudo moda del vegetarianismo veganismo ti abbia dato alla testa, credi di essere una bella persona perché non mangi gli animali? Però riesci a sbattertene altamente il cazzo se qualcuno muore di fame accanto a noi, se quello la ha perso il lavoro o se in Africa milioni di bambini muoiono per i modi più idioti ogni giorno, o per le guerre e genocidi compiuti e perpetrati da spietati assassini. Questo non ti interessa? Preferisci spendere le tue energie per questa causa, gli animali, magari poi asserendo che i poveri animalini sono innocenti, loro che hanno fatto di male? Dobbiamo difenderli dall’uomo cattivo! Invece spiegami i poveri bambini dell’africa, i ragazzi schiavizzati e massacrati in Sudamerica, il traffico di organi di ragazzi in Messico: questi bambini sono colpevoli? Nella tua pseudo morale non v’è posto per questo tipo di compassione? Di empatia? Vaffanculo!” Socrate a questo punto sbraitava, Ellen aveva smesso di ascoltarlo da tempo ed Alara lo guardava impietrita. Solo Leonardo aspettava che le acque si calmassero ancora, prima di intromettersi tra i due litiganti. “Io non capisco cosa vuoi da me! È colpa mia forse se il mondo fa schifo e se l’uomo uccide i propri figli? Io però credo che ognuno nel suo piccolo debba concorrere per un bene comune più grande! Io posso facilmente essere vegetariana con uno sforzo piccolissimo senza nulla togliere a tutte le cause che tu porti! Cosa c’entra questo? Ho forse detto che vorrei uccidere tutti i bambini dell’Africa? A volte mi sembri veramente stupido! Che palle, non si riesce mai a parlare in pace!” “Il punto è che non sopporto vedere l’empatia utilizzata con il telecomando, tutto qua.” “Perché tu non lo fai vero? Infatti adesso sei in Africa! E non ti azzardare a ribattere che tu non fai neanche il vegetariano perché non fare niente non sarà mai meglio di fare qualcosa! Per quanto piccolo ed inutile tu possa pensare questa cosa sia!” Alara aveva deciso di sviare il discorso. “Io invece se dovessi dire qualcosa a Ellen è che non capisco perché gli animali no mentre le piante si, cosa hanno di meno? Anche loro sono esseri viventi e non vedo perché dovremmo classificarli come “mangiabili”, non lo trovo giusto.” “Giusto? Essere vegetariani non è una cosa giusta o sbagliata, come non può esserlo l’essere omosessuali o meno. È un qualcosa che viene dal nostro sentire e non è razionale, non si può parlare di giusto e sbagliato, non è né morale né etica. Lo si fa con gli animali perché c’è è più empatia rispetto alle piante, li vediamo più come nostri simili. Inoltre l’uomo è un feticista dell’intelligenza e gli animali ne hanno più delle piante. Noi classifichiamo la vita essenzialmente dalla sua intelligenza.” “E poi allora perché non essere vegana? Anche sfruttare gli animali non è bello, anzi, forse è anche peggio!” “Ma perché non vi fate gli affari vostri? Volevo solo rendervi partecipi di una mia decisione non subire un terzo grado! Io ho già deciso, poi voi pensatene ciò che volete!” Forse i due amici avevano esagerato, nel confrontarsi con Ellen. “Perdonaci questo non è un attacco, era solamente un pensiero a riguardo dato che anche io spesso ci ho pensato sopra…” Leonardo non aveva ancora detto una sola parola ed aveva osservato la conversazione per tutto quel tempo, rifletteva su una cosa, ed ora voleva chiederla: “Vi siete mai chiesti il perché? Vegani, vegetariani, carnivori, fruttariani o quello che volete, qualunque dieta si scelga siamo “costretti” a cibarci di altri esseri viventi. Non importa tanto di che natura, se lombrichi piante o mucche, tutti sono legati da una cosa sola: sono vivi. Non mangiamo cose morte, non mangiamo sassi o sabbia o ferro. Pur se questi elementi ci sono necessari, come mai? Ed ancora oggi non riusciamo a risponderci, per me questa è la domanda che veramente ha senso. E soprattutto si potrebbe vivere senza? O la nostra vita, il nostro chakra è alimentato da questo “rubare”? Siamo tutti solo grandi sanguisughe? Forse Dio ha creato un’unica grande forza vitale iniziale che dev’essere tramandata da essere in essere. Infondo noi ancora non conosciamo la differenza tra la vita e la morte, cosa succede esattamente quando si passa da un manipolo di molecole ad un essere pensate e consapevole! Questo miracolo ogni giorno ci colpisce e vale per ogni forma di vita. Cosa si nasconde dietro la vita stessa? Cosa ci collega con gli altri esseri viventi? E perché per vivere siamo costretti a cibarci di loro? La natura solamente per casualità è divenuta cosi sadica e meschina? Effettivamente non è bello cibarsi di un agnello, di un capretto, di una pianta. Ci pensate? Le priviamo della vita, le uccidiamo, noi, e appositamente, le cannibalizziamo, ce ne cibiamo. Noi ingeriamo dentro di noi qualcosa che una volta ha avuto una vita. Provate ad immaginare di farlo con un neonato. Strano no? Orribile… Eppure molti esseri viventi in natura uccidono i loro piccoli, si mangiano tra di loro. Cosa avviene? Perché la natura ha preso una piega così cruenta? Una natura pacifica non avrebbe avuto più possibilità di svilupparsi? Se non fossero esistiti predatori e predati? Ma come ogni cosa in natura si viene sempre a creare un bipolarismo, due opposti, e noi sembriamo obbligati ad uccidere per vivere, e non importa cosa, l’importante è che si uccida. Questo a me spaventa, più che l’uccidere cosa, quale animale o quale pianta e scegliere chi merita la morte o chi no, mi spaventa chiedermi perché qualcosa debba morire affinché io possa vivere, ci avete mai pensato?” Socrate ne rimase colpito. “Forse realmente vi è una grande forza vitale che si tramanda all’interno degli esseri viventi, forse veramente mangiando qualcosa quel qualcosa continua a vivere dentro di noi. E chissà se non mangiando esseri viventi, ingerendo solo pillole, si possa sopravvivere. Io ho ogni tanto cercato a non mangiare carne, e mi sentivo realmente diverso. Ero più tranquillo, più rilassato, meno aggressivo (ci credete?), ma era un cambiamento positivo od ero semplicemente più fiacco? Meno competitivo? Meno aggrappato alla vita? Questo, io, non saprei dirlo” “Esattamente, ma un giorno voglio trovare una risposta, e se c’è qualcuno lassù ed io dovessi incontrarlo, gli domanderò perché ha ordinato a tutti i suoi figli di mangiarsi l’un l’altro, nessuno escluso.” “Però una differenza c’è, Leonardo…” “Quale Socrate?” “Le piante non si cibano di nulla di vivente, sono l’unico essere vivente ad impatto zero. Sono il punto di tramite tra noi (i viventi) ed il morto. Si cibano di acqua sole e minerali, non uccidono nessuno. Le piante non sono affette dalla malattia di noi altri, di noi animali.” “È vero, le piante allora sono davvero diverse da noi umani.” “Siamo realmente specie così diverse…” “Verrebbe quasi voglia di divenire carnivori, infondo, le piante sono le uniche che VERAMENTE non fanno del male a nessuno, anzi.” “Prometto che ci penserò, ne riparleremo…” Il gruppo si abbracciò, ed ognuno proseguì per la sua strada.

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