L’infantilità di Gesù

E solo dopo che l’ultima goccia di sangue s’apprestò ad uscire da quel corpo freddo rinvenne, quando oramai tutti avevano abbandonato il Golgota. La notte era trascorsa e da est si intravedeva l’alba spandere sulle lande deserte intorno a Gerusalemme. Dovevano tirarlo giù, metterlo in una tomba, altrimenti avrebbe cominciato a puzzare. L’alba era il momento che preferiva dopo le notti come quelle, la notte, la notte lui temeva più di ogni cosa ed anche loro temevano la notte, perché di notte ogni dolore si fa più acuto e gli spiriti malvagi vengono a tormentarci. Così Ursus si avvicinò alle croci e cominciò a tirare giù i cadaveri. Dovevano sbrigarsi a riportarli in città in modo da poter restituire i corpi a chi avesse voluto seppellirli, questi i pittoreschi ordini di Augusto. Lui tirava giù Joatha mentre Patellius pensava a Maggatras, poi venne il turno di Yeshua. Si guardarono e, senza bisogno di parole, insieme si avvicinarono alla sua croce per tirarlo giù. Re dei Giudei c’era scritto sul suo titolo, ma era un regno strano il suo poiché neanche un servitore avevano visto. “Un Re dovrebbe morire per il suo popolo o con il suo popolo, che Re è mai questo?” “Cosa blateri Ursus?” “Dicevo che, per essere un Re, davvero nessuno si è curato di lui, né lui sembrava turbato per questo.” “Era una persona strana, questo Yeshua. Hai visto come ci guardava?” “Già.” “Però quando gli ho piantato la lancia, aveva poco da guardare, eh, Ursus? Come aveva alzato gli occhi al cielo quasi a voler imprecare!” E rideva, ma non sembrava contento. “Ed invece è rimasto muto anche allora.” “Gli avevamo tolto il fiato. Però è un giorno da ricordare, non avevo mai ucciso un Re.” “Patellius non lo abbiamo ucciso, lo abbiamo solo accompagnato alla morte. Semmai lo abbiamo guardato morire.” “Si, si, come vuoi tu Ursus.” I corpi erano caricati sul carretto ed ai piedi di questo giacevano i pochi averi ed i vestiti dei condannati. Cominciarono la discesa dal monte, restarono in silenzio per diverso tempo. Quel silenzio di cui parlavano prima, quello sguardo silenzioso ed arguto aveva trafitto Ursus. Durante tutta la notte, quando poco si vedeva e tutti i condannati finivano per svenire, lui si sentiva addosso quello sguardo. Era un carnefice ed aveva preso parte a tanti trapassi, tante esecuzioni, eppure si sentiva come alla prima. Per la prima volta si senti di aver ucciso un uomo. Re dei Giudei, ma cosa significava? E poi era forse una condanna, essere un Re? Poteva capire ladri, assassini, ma che si crocifiggessero Re no! “Ursus, allora, io avevo pensato di prendere le cose di Joatha e tu puoi prendere quelle di Maggatras.” “E quelle di Yeshua?” “Quegli stracci? E cosa vuoi fartene? Non sono buoni a niente ma se ci tieni prendi anche quelli.” Mugugno un segno di assenso, Ursus. Quel Yeshua aveva fatto discorsi strani, quando ancora aveva aria per parlare, aveva parlato di redenzione e di perdono, ma non per lui ma per noi. Questa cosa era sì assurda, molti chiedevano pietà, provavano a corromperci e qualche temerario a minacciarci, con tanto peggio per lui, ma mai nessuno aveva provato pietà per noi, per lui. Di questo era molto grato a quel Yeshua, perché si era sentito capito. Questo genere di incarichi lo disgustavano, era un tipo da battaglia ed onore, che onore ci può essere nell’uccidere dei poveri straccioni? Questo Yeshua lo aveva capito e proprio per quello lo perdonava, per aver provato vergogna nell’ucciderlo, ne era certo. Anche quello sguardo portava lo stesso monito: “Perché, Ursus?” per la prima volta il condannato non gli aveva chiesto perché venisse ucciso, questo il Re dei Giudei lo aveva capito benissimo, bensì chiedeva perché lui lo uccidesse. E per questo lui non aveva una risposta, aveva solamente un ordine.  Decise di chiedere al suo compagno se anche lui provasse gli stessi dubbi, “Secondo te perché lo hanno condannato a morte, quel Yeshua?” “Da tempo si capiva che sarebbe successo, il maggio scorso ero di guardia al pretorio ed ho assistito a qualche scena di processo con Pilato stesso che interrogava questo Yoshue.” “Ah si? E cosa si dicevano?” Lo guardò un poco di traverso “E cosa te ne frega? Da quando sei così interessato a chi viene a morire quassù? Se Pilato ha deciso così, noi non dobbiamo farci domande a riguardo.” “Era solo curiosità, come hai detto prima non capita tutti i giorni di uccidere un Re!” “Ma era solo un vecchio pazzo, non era mica Re veramente sai? Lui si credeva Re, e tanto gli bastava. Ma se sei così curioso va tu stesso a porgere le tue domande a Pilato, ha chiesto che uno di noi vada fargli rapporto e tu mi sembri più chiacchierone.” “E d’accordo, andrò io Patellius, tu va a disfarti dei corpi.” “Ecco, un incarico che di gran lunga preferisco!” Riconsegnarono i corpi alle famiglie. Intorno alla madre di Yeshua, molto provata, c’era un circoletto silenzioso di persone che alternavano severi sguardi a reverenziale timore. Lasciò Patellius che si avvicinava alle famiglie mentre lui si incammino verso la residenza di Pilato con i pochi stracci di Yeshua nella mano destra mentre la sinistra era appoggiata al suo gladio.  Pilato non fece attendere molto il soldato ed anzi, sentì quasi che il suo arrivo fosse atteso dal prefetto. Si scambiarono i soliti convenevoli ed immediatamente Pilato andò al dunque “Avanti parla! Come è avvenuta l’esecuzione?” Ed incominciò il suo rapporto, dalla scalata del Calvario alla crocifissione vera e propria. E poi parlò di come inizialmente uno dei ladri urlasse, e dimenasse, e schernisse gli altri due, ma poi Yeshua disse loro qualcosa, e tutti e tre tacquero. Joatha ci mise dieci ore a morire, Maggatras quasi dodici mentre Yeshua resistette fino al mattino seguente, quasi sedici ore. Anche se non poteva esserne certo dato che di notte non udì rumori, Yeshua aveva già smesso di parlare da tempo, ma spiegò al prefetto di quella sensazione di essere osservato. Temeva l’ira di Pilato, a quelle supposizioni e dichiarazione che anche a Ursus stesso sembravano tanto sciocche, mentre invece Pilato non disse nulla ma rimase, silenzioso, a fissare il vuoto. Al soldato sembrò di essere diventato invisibile, non avrebbe mai lasciato la stanza senza permesso, perciò avrebbe tanto voluto semplicemente scomparire da là. Passarono diversi minuti senza che nessuno parlasse fin quando il politico sembrò riaversi e con un gesto lo congedò. Ursus si avviò verso l’uscita eppure, ora che finalmente poteva fuggire, sentì il desiderio di restare, di sapere. “Signore, se posso, perché abbiamo ucciso quell’uomo? Non sembrava di certo un Re, al massimo un pazzo.” Era pronto a caricarsi il peso di tutto quel coraggio, anche le frustate se necessario, ma doveva farlo, a qualcuno doveva chiedere perché. Ma Pilato chiese solo: “Cosa sono quegli stracci che porti in mano? Da qua, fa vedere!” Ed il soldato li portò a lui “Sono gli indumenti di Yeshua signore.” “Vedo, vedo.” Lo guardò nuovamente, ma guardava anche oltre di lui, come dovesse parlare ad una legione, e disse: “Abbiamo solamente ucciso una persona buona che, non potendo credere l’uomo così maligno, ha deciso di credere in un ordine superiore, in qualcosa che desse a quest’omicidio un posto nell’universo lontano dalla sola crudeltà. Io non credevo ad i miracoli di quel Yeshua ma, a dir bene, il fatto che tu sia qui ed in nome di quel condannato tu sfidi persino la mia autorità è un altro miracolo di quel pensatore. Voglio che tu faccia parte della mia scorta personale, ehm,” “Ursus, signore.” “Ursus, bravo, parla domani con Cispus.” “D’accordo signore, grazie di questo onore.” “Vedi Ursus, forse è vero, qualcosa in noi ha risvegliato, se non altro, almeno la consapevolezza della nostra meschinità.”Crocifissione

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