Tre ragazze sedute su una panchina

Tre ragazze sedute su una panchina, le guardi e ci vai a parlare. Non c’è un motivo preciso, sei solamente attirato dalla loro intimità e dal loro mistero. Ciao come va, cosa si fa qui in giro, perché le persone stanno facendo una torre umana al centro della piazza, che ristoranti carini ci sono; sono solamente domande buttate lì per raggiungere un altro fine. Le guardi, e mentre le guardi ti accorgi che non sono te, che sono un altro mondo con tutti loro pensieri e relazioni. Un’intricatissima rete di connessioni ed universi in cui noi non rientriamo, che ci è totalmente estranea, eppure è lì ed esiste, incurante della nostra ignoranza. Allora la tua curiosità monta, dopo che le hai perse, ti domandi cosa staranno facendo ora? Come quel complicatissimo universo si fa evolvendo? Perché questa è la domanda che affligge ogni uomo: “Che cos’è?” e “Come si evolve?”. Le due uniche, grandi domande cui tenta di rispondere la fisica ogni volta. Ebbene mi sentivo un fisico dell’anima, dell’uomo. Chi erano? Forse lo avevo scoperto, lo avevo carpito; ma come si evolvono? Questo non lo sapevo, lo ignoravo totalmente. Eppure la mia curiosità mi divorava, tutto il mio essere si focalizzava su un’essenza che ignorava totalmente la mia. La meraviglia nell’accorgersi dell’esistenza di un mondo al di fuori di noi. Difatti siamo ancora troppo Fichtiani, troppo ingarbugliati da noi stessi. Ci insegna l’umiltà l’essere così estranei da quest’equazione. L’amore trova spazi e forme sconosciute all’anima.

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