Lettera a Nietzsche

Caro Nietzsche,

La sofferenza è il moto primo del mondo? Possibile che sia questo il sentimento che più d’ogni altro muove ogni spirito? Possibile che dietro ogni nostra azione, ogni innoqua movenza si celi sofferenza? Cosi si domandava un ragazzo di vent’anni nel bagno di casa sua.

Quel ragazzo sono io. Sofferenza. Questo è ciò che siamo?

Mi domando spesso se Leopardi avesse ragione, se tutta la nostra vita non fosse altro che un lungo tramonto e noi non potessimo far altro che tramontare. È dunque vero? Viviamo per morire e tutto è incentrato su questa paura e, ancora, sofferenza? Non ho mai voluto arrendermi a questo pensiero ma, mio malgrado, mi accorgo che risulta ormai il più “realistico”. “Ho licenziato Dio, gettato via un amore…” Questa dev’essere la via della grandezza? Uno stimolo che proviene solo da un bisogno, da una bassa ricerca di salvezza e di espiazione della nostra stessa sofferenza, anche artificiosamente creata. Mi pare così folle che per fare il bene si debba passare per il male. La nostra vita è eterna disfatta: la vittoria della sofferenza. Che inganno; che giuoco. Eppure, eppure, eppure. Nel parlare di sofferenza non posso che immediatamente accostarle questo termine: eppure. La vità è sofferenza eppure… Sipario. Chi si muove oltre questo eppure: sipario. Vorrei affidarmi alla speranza e credere in cuor mio che la vità sia altro ma come dettame morale, come scopo di vita, mi sono sempre prefissato: “Dimostrare al mondo ciò che in cuor nostro da sempre sappiamo esser giusto.” Credo sia una corretta espressione per sottointendere la “compiutezza” di una persona. Ma se anche fosse così – e ribadisco quanto io lo creda – la vita non sarebbe dunque null’altro che una battaglia. È una battaglia non è forse una eterna sofferenza? Ma ammettiamo pure chè sia una sofferenza giustificata, una sofferenza per una grande scopo, un grande “anelito”, non è quest’anelito il fuggire, il resistere alla sofferenza stessa? È dunque mi cheido combattiamo per sopravvivere alla sofferenza causandoci sofferenza? Chiunque sano di mente ne carpirebbe l’assurdo. Dunque c’è di più? La vità è più che una banale fuga – o sopravvivenza questo dipenderà dai caratteri – dalla sofferenza: cos’è? Nietzsche in una delle sue brillanti intuizioni geniali ci dice che la perfezione delle cose, per quanto piccole, ci insegna la speranza. Vero, ma speranza di cosa? Di fuga dalla sofferenza. Non voglio neppure credere a quei millantatori che sostengano che si nasce felici, nel nostro fiero mondo, e necessariamente al contatto con l’esterno si diventasse tristi, potremmo semplicemente semplificare con “soli”. Dunque la conferma della solitudine sarebbe la causa della sofferenza? Ma noi tutti – grandi intendo – non sappiamo forse che proprio questa solitudine che ci dona tanta forza? Volete rispondermi “meglio soli che male accompagniati, questo è ovvio!” ebbene credete che esista qualche compagno più degno di voi che voi stessi? Non fraintendetemi però ve ne prego, non sto elogiando qui la solitudine e la vita da reclusi, chiunque abbia un minimo di intelligenza lo intende bene, sto semplicemente ricordando come il mondo ci dia tanti fantastici stimoli, espedienti di pensiero, ma non ho mai poi voluto veramente parlarne con nessuno che non fosse me stesso od il mio cane. Non rinnego il mondo, giammai, ma, ahimè, mi amo troppo.
È nel nostro animo la ricerca del simile, dell’amore perpetuo e perfetto. Il bisogno di trasmettere e tramandare, lo stesso amore per i figli è al contempo una ricerca di uno specchio ed un avvicinamento alla vita eterna. Qui riprendo Foscolo: lui sostiene vita eterna nell’arte, io sostengo nei figli nell’accezione Socratica ovverosia più generale possibile, ivi comprendendo l’arte.

Tuo,

Leonardo Antichi.

6 pensieri su “Lettera a Nietzsche

  1. Allora , cerchiamo di dare un ordine a tutto.
    Tanto per cominciare non ho capito le tue deduzioni quando tratti dei millantatori , come se l unica possibile conclusione sia quella che dobbiamo rimanere soli per non soffrire.
    Bene allora io ti dico,
    BASTA PASSIVITA’ !!! Io sicuramente faccio parte di quei millantatori e ti dico che vedo il male nel mondo e voglio combatterlo o comunque sono convinto che combatterlo al fine di fare esplodere noi stessi nel mondo sia il senso e la concretizzazione dell uomo. Tutti i tuoi ragionamenti , le tue deduzioni , i tuoi sguardi malinconici , sono tipici di chi e’ impaurito e frustrato ed ha paura di non trovare nel mondo qualcosa di più simile a lui . E allora che fa ? Ovvio ,guarda dentro se stesso , e cosa trova ? Ovviamente in tali condizioni solo paura e senso di morte, senso del tempo che scorra , incessante , senza dare un senso a niente. Chiedo scusa se mi sono permesso di entrare cosi nel tuo intimo ma certi impulsi non vanno spiegati ma vanno percepiti nel senso che l unica maniera per farti assaporare il senso di vivere e’ distruggere con vagonate di sentimenti e emozioni i tuoi stramaledetti occhi foderati di prosciutto. Da quanto e’ che non piangi leo ?? Da quanto e’ che non ami leo ?? Da quanto e’ che veramente non dedichi tutta la tua anima a vivere ?? Perché e’ in quei momenti che tutto il puzzle tornerà’ al suo posto , e tutto il male che c e’ dentro e fuori da noi sara’ chiaro essere solo un disturbatore dell ‘ anima .
    Tu leo hai una grande anima ,
    Hai tanti poteri , usali saggiamente , e la vita ripagherà la tua anima facendo chiudere quel cerchio di cui tu ora rinneghi la chiusura . Apri il tuo cuore leo e la vita ti abbracciera’ e non avrai più paura della morte . . . in fondo . . . per allontanarla appena . . . e’ stata sufficiente una chitarra’ . . .pensa cosa può fare un anima
    Ti voglio bene ,
    Il mondo ha bisogno di te, non lo scordare.

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    • Una chitarra può farci dimenticare della morte, non guarire da lei. Questo mi chiedo, è la vita solo un grande dimenticarsi? Un grande imprimersi per sconfiggere la morte? Possibile che in ogni nostra azione, ogni piccolo gesto, debba per forza relazionarsi con la morte?

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  2. No , tutto quello che hai scritto succede solo dentro di te. Io quando ho suonato la chitarra ho provato VITA ,AMORE ma non c’è centrata nulla la morte. La morte ce l hai tu in questo momento dentro di te e di conseguenza ti ci relazioni sempre io invece la sento proprio disgiunta da me e il fatto che un giorno morirò non implica proprio un bel niente

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    • Ma se è consequenziale come può non essere collegata? E se sei consapevole della correlazione come puoi ignorarla? Il punto è proprio quello che ho detto, scegli di dimenticare, oppure trovi qualcosa che ti faccia dimenticare, fa ciò che vuoi ma tu lo sai. Puoi ignorarlo finchè vuoi, fingere che non esista, ma al momento giusto la morte si affaccerà alla tua porta e la quinta sinfonia risuonerà nella tua mente. Perchè la vita è questo, è la quinta sinfonia e nient’altro, aveva ragione Vasco Rossi, come al solito.

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  3. Pingback: Seconda lettera a Nietzsche | Principe Myškin

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