Il mare

Il mare è così bello. Il vento vola dalle onde lontane sul mio volto e mi racconta dei tempi vissuti, delle cose andate; morte in lui. Scrivo di te, amico mio. E mentre scrivo ti guardo, fisso, nel verde profondo dei tuoi occhi che neanche la luce più intensa può rischiarare. Sei triste, e ti capisco. Distano nei secoli ormai i ricordi del tuo blu, della tua libertà, della tua purezza. Sei un fanciullo stuprato, che ha perso la sua innocenza. Anche nell’uccidere, prima eri innocente, ora sei maligno. Col petrolio ti abbiamo corrotto!
Le tue onde si infrangono forti sugli scogli davanti a me. Ti guardo. Mi dici che ho ragione.

Ma mi dici anche dell’altro.

La spuma che si leva, forte, alta metri sopra di noi, mi fa capire che non sei morto e che il tuo blu ora aspira ad essere cielo. Sento il freddo che mi penetra le ossa, lo amo; lo bramo. I pontili, grande creazione dell’uomo; un po’ come la penisola è grande invenzione di dio, oppure tua. Come sei possente. Smuovi tutta la melma col la tua energia, senza cacciarla. Accogli tutto te stesso, melma e corallo. Sei saggio. Sei forte. Tu sei ciò che ogni uomo desidera ardentemente, tu sei quello cui tutti aspirano ad essere: libero; ed innocente, nell’odiare come nell’amare. L’uomo che capisce il labile confine fra l’omicidio e il fare l’amore. Sei un amante strano, d’un amore che corrode. Ti amo. Ti venero. Vieni qui, uccidimi. E fammi tuo.

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