Porgy and Bess

Avevo scritto questa sceneggiatura per un film su Porgy and Bess. Non è mai avvenuta (per ora) ma volevo condividerla. Mettete play e seguite, lasciate che la musica vi guidi tra le parole.

Prologo

C’è un ragazzo dentro una auto che aspetta la ragazza sotto casa sua, devono andare ad una festa.

Si vede lei uscire dal portone. Entra in macchina.

Attrice: “Scusa, scusa, scusa! Ho fatto tardi vero?”

Parte. Per qualche secondo fissa solo la strada, non parla. Si inquadra lui dal sedile passeggero.

Attore: “Tranquilla non è una novità. È solo mezz’ora che aspetto.”

Attrice: “Mi dispiace ma mia sorella mi aveva rubato la borsa, ed io quindi poi ho dovuto cambiare vestito, e quindi ho dovuto ricominciare da capo e…”

Attore: “Si si vabbe…”

Attrice: “Dai scusa!!!”

Attore: “Ok, ok!”

Attore: “Volevo farti sentire una cosa…”

Attrice: “Cosa?”

Attore: “Questa mattina andando all’università ho ascoltato una cosa e mi è venuta in mente una storia, volevo fartela sentire così poi mi dici cosa ne pensi!”

Attrice: “Ok!”

Attore: “Mi passi il disco? È quello”

Attrice: “Questo?” (Il disco non si vede)

Attore: “Si.”

Si inquadra l’autoradio, inserisce il CD. Preme Play, stacco.

(Premete Play anche voi, ora)

Primo Brano

– Tutto in bianco e nero e muto. Solo sottofondo musicale. –

In contemporanea all’attacco della musica si apre un tramonto visto dal pontile di Ostia. Il sole con il finire dell’incipit iniziale è sceso dietro al mare.

Con questo incipit iniziano anche i titoli di testa. Iniziando con meta scritta sulla sinistra in alto e l’altra meta sulla destra divise dal sole, e poi la scritta grande in basso ondulata “Porgy and Bess”.

Stacco e si riprende verso la città. Luci in rilievo.

Stacco. L’attore viene inquadrato, seduto su una panchina del pontile. Tiene lo sguardo verso il basso di modo che non ci è possibile riconoscerlo d’impatto. Visione di tre quarti di lui che sembra una statua di cera, con il vestito e tutto il resto. Pochi istanti e comincia a camminare, con passo deciso che segue la musica. I titoli di testa continuano paralleli a questi primi istanti. Si inquadra di profilo l’attore che prosegue a camminare e sulla bombetta notiamo scritto, in un appena percepibile verde “Buzzard” che ci fa capire che ci troviamo alla presentazione del protagonista in the Buzzard song.

Con diversi stacchi che vanno dal panorama all’attore che cammina ci ritroviamo d’innanzi al portone di casa. Anche piuttosto rapidamente. Le inquadrature però devono esser fatte in modo da far entrare lo spettatore nel film, coinvolgenti, stacchi non troppo secchi ed un andamento fluido che segue anche lui la musica. L’attore viene seguito in ascensore. Entra in casa e si cambia (Ma tutto questo non si vede. –Si nota l’attore entrare, 3-4 secondi si inquadra la porta l’attore esce, simile ma cambiato-). Vestito a festa riscende, si vede un taxi che lo aspetta. Ci sale sopra e va. Il taxi si ferma difronte ad un locale lungo il lungomare. Dal marciapiede vediamo l’attore scendere e dirigersi verso l’entrata. Il bodyguard all’entrata appena lo vede lo invita ad entrare, da lui un senso di notorietà. Entrato comincia a far salotto, ma noi vediamo tutto dalla spiaggia, attraverso le vetrate, lontano dal rumore. L’attore spesso e volentieri guarda fuori, in macchina, sempre più ossessivamente. Ci troviamo ora nei panni dell’attore e vediamo cosa vede. Una dama, bellissima, fuori sul porticato, a guardare il mare: elegante, intrigante ed affascinante. Ne parla con un suo amico, intendiamo bene parlano di lei. Quasi un primo piano sulle labbra dell’amico ci mostra quel che risponde: “Bess”.

Secondo Brano

Cambia musica e lui le si avvicina da dietro, lei lo nota ma volutamente non si gira. Da tre quarti da dietro riprendiamo la scena di lui che si avvicina a lei, all’inizio esita ma poi si avvicina al suo orecchio e bisbiglia qualcosa. – Si noti che per lasciare intendere il secondo titolo della canzone si ricorre ad uno stratagemma. In maniera quasi fumettistica, senza staccare la scena, si vede scritto in sottotitolo “Bess, you are my woman now.”  Lei si gira velocemente ma elegante, lo fissa con viso tra il provocatorio e lo scherzoso. Si nota nel lato sinistro dello schermo l’accenno alla guancia dell’attore mentre in primo piano vediamo il viso di lei: bellissima e pallida. Si fissano negl’occhi, anche lui accenna un sorriso. Per mano si precipitano fuori e noi seguiamo la coppia che frettolosa si allontana. Salgono sul taxi e partono all’avventura. Il taxi ci porta a Roma e noi ci ritroviamo a seguirli sulla strada del Colosseo, felici. Poi altri stacchi su monumenti e loro, innamorati. Scendono dal Taxi ridendo e noi li seguiamo per le strade. Seduti su panchine o a correre scherzanti. D’un tratto altro Taxi al volo, camera fissa taxi che esce. Camera fissa dal portone sulla strada Taxi si ferma e scendono. Ora camera al posto del taxi e loro salgono le scale li seguiamo leggermente. Si trovano d’innanzi al portone di lei. Sta per entrare in casa, poi d’improvviso si gira e lo bacia. Lui visibilmente raggiante la saluta e la guarda svanire dietro il portone. Ormai è mattina e tutto felice si reca alla stazione, dove in alto, in vece del nome della stazione, troviamo scritto: “Work”.

Terzo Brano

La camera fissa inquadra il citofono, dove notiamo la scritta Bess. Il dito suona il campanello e si vede lui poi fare un passo indietro. Passano circa 4 secondi e niente, camera fissa su di lui in posa; risuona. Niente. Niente. Camera fissa e lui corre via. Ci ritroviamo sul portone di casa sua. La porta si spalanca (noi siamo già dentro) e lo vediamo gridare qualcosa come “Amore sono a casa!”. Niente. Il sorriso è sempre più finto. Continua a parlare come a dire “Lo so che mi prendi in giro, dai fatti vedere!”. Vediamo tutte le porte della casa da dentro la stanza, prima le apre delicatamente in un climax ascendente buttando quasi giù a calci l’ultima porta. Si precipita al telefono e chiama tutte le persone della festa, tutte quelle che la conoscevano, ma niente. Si precipita per strada allora e cerca un altro taxi e ripercorre freneticamente tutto l’iter del giorno precedente, nella speranza di ritrovarla. Comincia sempre più a dare indicazioni frenetiche al tassista che invece, impassibile, guida il suo tassi. Ad un certo punto esplode e grida al tassista di fermarsi. Inquadriamo le ruote, che rallentano, da una camera fissa sul marciapiede che segue il tassi fino alla completa sosta. Si precipita fuori dal taxi e comincia a correre disperatamente per strada. Panchine già viste vecchi lampioni, tutto è un doloroso ricordo. Lui in realtà crede le sia successo qualcosa, poiché non è possibile che lei lo abbia abbandonato. Il ritmo frenetico aumenta, aumenta ed aumenta finché lui comincia ad urlare disperato in mezzo alla piazza: “Where are you, Bess?” prega quasi finendo in ginocchio.

Quarto Brano

In questa scena vediamo lui, seduto al tavolino del salone che guarda nel nulla. È una scena complicata ed essenziale per la trama perciò bisogna porvi molta attenzione. Vi è la camera, che riprende di profilo l’attore al tavolino sulla destra dell’inquadratura. Al centro è posizionato il tavolino. Entrambi sono posizionati in modo da avere alle spalle il sole che tramonta, nuovamente. In questo modo la luce del sole –ancora lontano dalla linea d’orizzionte- crea un effetto di controluce che fa apparire l’attore ed il tavolo quasi neri. L’attore tiene in mano un bichierre di scotch e sul tavolo vi è la bottiglia, ma lontana da lui Sull’etichetta della bottiglia, invece che la marca dello scotch troviamo scritto : “Gone, Gone, Gone!”. Ad un certo punto, dopo un minuto di inquadrature che passano dal bicchiere nella sua mano, al suo volto, a lui che beve, lascia il bicchiere sul tavolo, va in camera e prepara la valigia. La scena finisce con la porta che si chiude e lui, non si gira.

Quinto Brano

Si vede lui in un treno di prima classe. Seduto vicino ad un finestrino guarda di fuori. Noi lo riprendiamo dal corridoio centrale con un piano americano. Guardiamo insieme a lui dal finestrino e vediamo il mondo passare. Un cartello anche lui sfreccia col mondo, e sul cartello c’è scritto: “Summertime”. Una Hostess cordiale lo chiama dal corridoio, sulle prime lui non si accorge, poi garbatamente ma tristemente le dice che non gli occorre nulla. Altri Flashback gli affiorano alla mente. Tanti ricordi. Il tempo corre ed anche la sua vita. A volte sorride, ma poi, durante il sorriso, comincia a piangere. “Farewell Bess”.

Sesto Brano

Lui allo specchio. Barba incolta. È invecchiato di qualche anno, lo si nota. Si guarda allo specchio, si veste un po’ trasandato ed esce. Per la città cammina e va a lavorare. Il lavoro non lo si capisce, è tutto spersonificato: insegna bianca, nessun riferimento preciso, lavoratori, ma senza scopo. Si capisce che ha un ruolo di rilevo, ha un suo ufficio privato ma, una volta seduto sulla poltrona dietro alla scrivania, si immobilizza come pietrificato, e dopo due secondi di stallo stacchiamo. Esce dall’ufficio e continua a fare il solito tran tran. Cammina, spesa. Cammina, sigarette. Cammina, vestiti. In questo camminare, in sovraimpressione, ci sono immagini della sua vecchia vita. Questo lascia trasparire un senso di assenza, di trascendenza della sua “passata”. D’improvviso, in questo senso di caos, si vede più nitida del resto, di se stesso, l’immagine di Bess. Felicità. Sì, sul suo volto si dipinge un sorriso. Ora corre felice per le strade ridendo! “Bess ti amo!” Grida felice. Poi nulla, il vuoto. Si accorge della sua follia. Un uomo con una tromba gli sorride. Lui è sconsolato. Comprendiamo il suo empio sguardo suicida.

Settimo Brano

Siamo in chiesa. Lui è seduto al centro. Invoca Gesù con le mani congiunte, in ginocchio. Si sente un coro di trombe che urla Jesus – la voce delle trombe viene parafrasata da un apposito cartello esplicativo di due secondi -. Poi ancora: “Doctor Jesus”. E le trombe rispondono sempre. Dopo qualche secondo di sincera disperazione e meditazione si alza, con al disperazione negl’occhi, e con la sua bombetta nera si avvia verso l’uscita della chiesa. Nel camminare a volte gli vengono in mente, guardando luoghi attorno, ricordi della sua amata. La sua bellezza, la sua candida pelle, il suo vestito nero. Tristemente ricorda, con un riso amaro. A furia di camminare ci troviamo (casualmente?) su un ponte (che per semplicità di descrizione facciamo pensare simile al ponte dei suicidi ad Ariccia). Si inquadra di profilo lui che guarda di sotto. Le macchine scorrono dietro di lui, è pomeriggio inoltrato e la luce è mistica in quel luogo. Tutto comincia a farsi nero, scuro, la fotografia stessa ci suggerisce cosa lui stia per fare. Con uno sguardo che varia tra il disperato, il terrorizzato ed il contrariato per quello che lui stesso sta tentando di fare, scavalca il parapetto. Guarda di sotto. Noi lo inquadriamo da terra mentre lui guarda in macchina (teoricamente guarda il fiume). Una folata improvvisa di vento fa volare il cappello verso il fiume, si sbilancia per prenderlo, ma poi l’istinto vince e si aggrappa al parapetto. La faccia sconvolta, dolorante, guarda il cappello volare sino al fiume e poi lentamente scivolare via. C’è un gatto nero sul parapetto a sinistra, che guarda. Torna dall’altra parte del ponte. Si da uno schiaffo mastodontico in faccia e poi, sconsolato, scoppia in lacrime. Il gatto se ne va. È deluso da se stesso, dalla sua vigliaccheria, neanche di suicidarsi è stato capace, così come non è stato capace di trattenere Bess accanto a lui. Esala un “Summertime, Fuck Off”. E cammina sul ponte verso la città, senza cappello e con le mani in tasca.

Ottavo Brano

È seduto ad un tavolo di un ristorante di lusso. Lo troviamo seduto (ovviamente solo) con un tavolo apparecchiato e lui che aspetta un cameriere per ordinare. Il cilindro è appoggiato sul tavolo vicino al piatto. Lo riprendiamo da un angolo del ristorante da cui lo si vede di tre quarti e lo si inquadra dall’alto, dal soffitto. Scendiamo e lo vediamo che si guarda attorno. Intravede una donna ad un tavolo poco più distante da lui. La donna ride e scherza allegramente. Ride e scherza ma all’inizio l’inquadratura incentrata su di lei non ci fa capire con chi sia al tavolo, lo zoom diminuisce piano, gradualmente, fino a quando non ci mostra il marito seduto di fronte a lei. Lui la fissa, lo vediamo fissarla senza alcun ritegno, senza pudore. Continua a guardare quella donna con occhi famelici. Distoglie lo sguardo, che ne sia io innamorato, si chiede? A rompere questa catena di pensieri ci pensa il cameriere che porta lui un’aragosta. Lui chiede al cameriere di pulirgli l’aragosta, il cameriere acconsente. Si sposta nel lato opposto del tavolo così da lasciare libera la zona di intesa tra i due. Lui ricomincia a guardarla. Lei questa volta si accorge e quasi seria, ma non severa ha semplicemente smesso di ridere, lo guarda per qualche secondo. Sarà lui, imbarazzato a distogliere lo sguardo. Impossibile! Comincia a mangiare, lei ricomincia a ridere. Paga il conto, sullo scontrino si legge Fisherman, Strawberry and Devil Crab. Cammina per i marciapiedi di notte, triste. Entra in un pub. Ordina uno scotch liscio. Beve, con eleganza, lentamente e degustando l’alcolico che lo pervade. Dopo una 10 di secondi vediamo entrare lei. Si siede un posto più lontana da lui. Ordina anche lei da bere. Stessa cosa. Mentre beve noi vediamo bene in risalto la fede nuziale, si ma ora ci accorgiamo che non ride più come prima, non è poi così felice. Il nostro eroe esce dal Pub stizzito quasi, come se non volesse essere perseguitato. Fa un centinaio di metri e si ferma. Si immagina una scena di lei che lo rincorre, lui si gira e… tutte sciocchezze. Chiudiamo su di lui, solo, nel mezzo del nulla su un marciapiede.

Nono Brano

Siamo in pieno mattino. Luci alte e forti. Dal marciapiede vediamo all’interno di una sala da the, con una vetrinona stile film western, lei che guarda una tazza di thè. Ha lo sguardo perso diretto fuori da quel bar, lontano da quel suo mondo. La camera ora è sul tavolino da te. Vediamo la teiera con il tipo di infuso, che presenta la scritta My men’s gone, ma questa è solo in secondo piano sulla sinistra in primo piano sulla destra è appoggiata sul tavolo la sua mano che tiene la tazza, senza fede, ed è solo un anello di pelle bianchissima a ricordarcelo. Questa è una scena dipinto, stiamo così per parecchi secondi. La musica è molto lenta e nostalgica. Comincia a sfumare la sua immagine e vede l’india, la sua luna di miele, l’amore, le vecchie promesse sulla Senna. Dopo alcuni secondi di questi Flashback torniamo da Lei che ora sta camminando sul marciapiede, anche lei. Le cose più innocue, vedere una coppia che si tiene per mano, osservare un uomo che compra dei fiori, suscitano in lei una tremenda tristezza. Che strano, anche lei come lui. Poi pensa di comprare anche lei un mazzo di fiori, magari si! Anche lei avrà un uomo che l’amerà un giorno, potrà ballare amare vivere! Si! Si sente felice! Ma poi, tutte queste sue speranze mistiche svaniscono e lei si siede su una panchina, quasi rassegnata ed anche un po’ sguaiata (un po’). Aveva sempre sperato di andare a Manhattan a vivere col suo uomo, si vede Manhattan il lontananza, la vede, poi un lacrima le riga il viso, due, tre, ora piange disperata su quella panchina. Addio Manhattan, addio amore mio. Scappa. Scappa disperata dal suo stesso ricordo, da se stessa. Si chiude in camera e si getta sul letto. Due uccellini dalla finestra cinguettano, innamorati.

Decimo Brano

Lui è a casa, triste come al solito. Si sta guardando, da seduto sul letto, nello specchio grande rettangolare a parete. Semivestito di nero, come al solito, un po’ barbuto. Trasandato ecco. BASTA! (Pensa) Si alza di scatto. La vita non è questo! Sbatte la porta dietro di se. Lo vediamo in strada camminare a passo deciso. È vestito di bianco, è bello, è maestoso. È pulito in viso (in senso letterale) e sorridente, come prima. Entra in un pub. Ordina velocemente qualcosa e se lo beve tutto d’un sorso, la sul bancone. Si guarda attorno, panoramica sul locale: tutti snob, tutti ricconi, lui è un ballerino di Jazz ed il Jazz ora è da ricchi. Comincia a ballare, li stupisce, li stupisce tutti… tutti a bocca aperta mentre lui danza, al ritmo di quella musica frenetica. Si vede la band suonare, con sopra uno striscione con scritto It Ain’t Necessarily So. Dopo qualche passo finale sbalorditivo, ma elegante, niente di virtuosistico solo bello, danza verso l’uscita. Apre la porta del locale, sulla porta va addirittura a sbattere contro una signora… non importa. Va avanti e continua a ballare. Balla ovunque per la città. Balla e Balla. Si vede lei camminare, è vestita elegante ma sportiva. Non è la classica signora lo si vede, è una donna che se la sa cavare da sola. Vede il lontananza un Jazz Pub. Decide di andare. Sulla porta qualcuno le sbatte contro. È lui! Lo riconosce! Comincia a seguirlo, lo segue ovunque. Con quel suo sguardo rapito nel vedere un uomo che fa ciò per cui è nato. Quando lo vede ballare si sente ancora giovane, bella, anche se lo è già.

Undicesimo Brano

Lui è seduto, un po’ sfranto per la lunga danza, su una panchina. Accanto a lui si vede un giornale, come seduto al suo fianco, dove si legge: “Here comes the Honey man”. Lei arriva, prende il giornale e rapidamente se lo pone sotto il vestito. Questo è il primo momento in cui lui si accorge di lei. Spalanca la bocca ma non sa cosa dire, è paralizzato. Lei parla: “bella serata non crede?” Lui si riprende e dice: “Si molto…” I due parlano e scherzano, ridono e… sfuma.

Dodicesimo Brano

Si svegliano nel letto. Lei sopra il suo braccio. Le coperte coprono tre quarti del corpo di lei ed un po’ mendo quello di lui. Li riprendiamo da un piano rialzato dall’angolo in basso a destra della stanza, la parte del letto di lui per intenderci. Il sole sorge piano e riempie la stanza di un meraviglioso chiaroscuro. Lui l’ammira, senza toccarla, per non svegliarla. Ha paura di perderla; decide di alzarsi a fare due passi. Si muove piano e sfila il braccio da sotto di lei. Lei sospira ma nulla più. Lei è felice. Lui la guarda, lei è bellissima, e quando reinquadriamo lui è vestito. Scende e si dirige verso il Bar per comprare la colazione. L’alba sorride, è felice, o e triste? È triste che si debbano dire addio. Non vuole, no. Ma cosa fare? Come non perderla? Piange disperato nel parco sotto casa sua. Si rià ed entra nel BAR. Ordina due cappuccini e due Brioche. Quel Bar che si chiama “eau de la Mer”. Quella nave sul bancone. La guarda, quasi rapito, poi prende i cappuccini e sale a casa. È tentennante, ha paura di entrare in casa perché crede lei sia sparita, come aveva fatto Bess tempo addietro, indieciso. Infine apre la porta ma lei è ancora lì… è ancora bellissima. Così bella! Le dà un bacio sulla guancia, lei si sveglia e si gira ma non è spaventata, lo fissa diritto negl’occhi. Lui le dice: “I Love You, Porgy”. Lei sorride, e lo bacia appassionatamente. Ora si che sa cosa fare!

Tredicesimo Brano

La camera questa volta non stacca tra i due brani. Lui però cambia completamente atteggiamento e, prendendole la mano, quasi la scaraventa giù dal letto. È euforico. Le dice di correre, di sbrigarsi. Lei non capisce ma non chiede niente, si fida. Fanno i bagagli in 4 secondi! Si inquadra il bagaglio e loro due che mettono due vestiti per uno, alternatamente. Scendono le scale (Si la prima volta che si vedono le scale) ed escono dal portone, fortunatamente siamo al primo piano.  Chiamano un Tassi e lui dice al tassista di correre al porto. Il tassi acconsente ed a tutta velocità si dirige al porto. Scendono dal tassi e di fretta si dirigono verso un molo dove c’è scritto Boat That’s leaving soon for New York. Salgono sulla scaletta ed il controllore di viaggio spiega che senza biglietti non possono entrare. Lui lo scongiura, lo prega di farli passare, dandogli tutti i soldi che possiede. Il controllore li guarda, li scruta con faccia severa, poi intenerito sorride fa un semi inchino e li lascia passare. Felici entrano. Li ritroviamo sul ponte, a sorseggiare un drink. L’oceano è così blu, questo lo vediamo anche noi. Si alzano dal tavolino e si mettono sulla ringhierà verso prua. Abbracciati. Noi da dietro li riprendiamo. L’uomo con il cappello bianco e la donna con il cappello di paglia. Stesso sorriso, stesso amore, ora stessa felicità. Si vede la statua della libertà in lontananza. Ed ora vediamo la nave che passa sotto la statua della libertà diretta verso Manhattan.

Epilogo

Si torna al colore. Ed al sonoro. Non vi è più musica di sottofondo.

Si inquadra il cambio che si sposta su P. L’auto si spegne.

Attore: “Allora, ti è piaciuta?”.

Attrice: “Si! Moltissimo! Ma l’hai inventata tu?”

Attore: “Non so, cioè spero non ci fosse già una storia del genere, però ieri ho ascoltato questo disco e non so, mi sono immaginato la scena… ecco.”.

Attrice: “è molto bella, sembra un film!”

Attore: “Grazie!”

Attrice: “Pero solo una cosa, sei sicuro che Porgy sia un nome da donna?”

Attore: “Certo perché?”

Attrice: “No niente, così…”

Attore: “Dai andiamo che è tardi”

Scendono dall’auto in contemporanea e li vediamo andare via dall’auto. La camera resta fissa e su un lato si continuano a vedere loro che sono arrivati alla festa e chiacchierano. Intanto sono partiti i titoli di coda. In sottofondo si sentono solo chiacchiere confuse. Piano piano il video sfuma ed i titoli scorrono solo sul nero.

Fine.

Un pensiero su “Porgy and Bess

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...