Ludovica

Premessa: questa è stata una parte importante della mia vita, di ciò che in parte ha formato quello che sono ora. Per questo ho deciso di pubblicarla qui dopo quasi 9 anni.

Le persone non sono mai quello che sembrano. Talvolta si cambia così velocemente, è come se delle parti di noi si modificassero, morissero e rinascessero incuranti dei portatori.

Siamo delle strane creature che portano dento di loro più anime, più realtà; e queste sono in lotta. Si cambia così radicalmente, almeno ci si prova. Tante volte ho provato, o tentato di divenire qualcun’altro, qualche non me. Ma non vi sono riuscito, chissà perché, cambiamo così tanto ma non scegliamo mai in cosa. Il passato è veramente un flusso che ci insegue, che penetra e condisce il nostro presente, eppure, eppure perché se guardo delle foto e rivivo i miei ricordi sono un’altra persona? Perché prima sento di essere stato un altro? Possibile che le donne facciano questo effetto? Che si possa cambiare così tanto per una donna? Si è in un modo, e un’anno dopo siamo un altro mostro, una altra vita, rinneghiamo la precedente e quasi ne ridiamo. Siamo solo questo? Dei mostri, che cambiano? Perché l’uomo vive con questa costante ricerca di, di cosa? Anche tu, eravamo amici, si stava bene assieme, eravamo uniti, eravamo un noi. Che strano.

Tu ci hai provato, a ricominciare dico, a fingere, con quel tizio. Ma non ci sei riuscita, vedi, non si cambia mai come vogliamo. Guardati ora, guarda cosa sei, guarda cosa sono io, due estranei, che si vedono, si ricordano, e non sono niente. Il mondo è pieno di estranei ed ogni cosa è tanto nostra quanto sconosciuta, che strana cosa. Ironico. Guardavo le tue foto sai? Sei cambiata tanto. In vita tua, nella tua vita con me intendo, non sei mai stata gentile con me. A modo tuo forse cercavi di esserlo, ma percepivo sempre da parte tua una parsimonia di sentimento, un tuo blocco, ci stavo male sai? Era come se mi tenessi sempre in castigo. Ecco! Eri il mio rimprovero incarnato, questo eri. Mai un complimento, mai una lode, mai un apprezzamento disinteressato. Eri meschina. So che mi amavi, a modo tuo lo facevi, ma cosa ti spingeva a tenermi lontano da te? Il nero del tuo cuore? Mi ha macchiato sai? La tua sofferenza, il tuo dolore, il tuo disprezzo; li porto dentro sempre, non vedo più il mondo come prima. Ha ragione Benedetto, da quando sono stato con te non sono più la stessa persona, non è un male, non è un bene, sono solo diverso. Anzi scusa, mento, è stato un bene. Avrei solo voluto tu fossi stata “così galante” prima. Io ho voluto che tutto finisse, ma non ne avevo la forza, sono un pidocchio io, così ho spinto te, ma se io sono un pidocchio tu sei stata anche peggio. La tua finta non curanza, il tuo farti scivolare addosso le cose, fingi; lo sai, lo so. Perché però? Perché con me? Ero il tuo ragazzo, anzi, tuo ragazzo non lo sono stato mai, vedi noi eravamo seriamente un coppia strana. “Insieme nella solitudine” così mi ricordo di noi. Due anime tristi e sole che si avvicinano e decidono di tenersi compagnia, eravamo io e te, sul dondolo di casa mia. Era anche il sesso tra di noi, l’amore tra adolescenti, due anime ardenti che fremono in una fiamma sola, eravamo noi. L’amore tra noi è venuto dopo, e se ne è andato quando abbiamo capito che non ci fidavamo l’un l’altro, che eravamo ancora soli, che non avevamo penetrato l’altro a pieno, carpito il suo mistero. Parlavamo poco io e te, l’unica cosa che ricordo è stata piazza anco marzio, noi a parlare delle stelle, aspettando quei due simpaticoni che non si sono mai presentati, perché i tuoi amici hanno strani comportamenti , ma poi quali amici, siamo sinceri, noi due non possiamo avere amici, comunque dicevo quello era un bel ricordo. Ci stupimmo quella sera di provare amore l’un l’altro. Tante volte però per te sono stato male, ho sofferto. Per mesi dopo che ci siamo lasciati ero agonizzante, temevo di ricaderci, di rimettermi con te.

Tu mi facevi soffrire, Ludovica, il tuo nome mi incute timore tuttora. Vedi io non ti ignoro perché mi sono scordato di te, sei abbastanza intelligente da capirlo da te questo, non ti ho abbandonata, io ti temo. Tu mi hai fatto soffrire atrocemente, tu in senso metaforico perché la colpa è stata sicuramente assai anche mia, perché quegli abissi, nel tuo cuore, erano da capogiro, mi hanno raggiunto, e mi tormentavano. Non potevo aiutarti, non sono abbastanza forte, sono anche io troppo complesso mentre tu hai bisogno, come me, di una persona semplice, che con la sua inquietante trasparenza rischiari quel buio.

Scusami, io non ho potuto, non ho potuto aiutare te e neppure me stesso. Mi dispiaccio di quello che è successo ma, comprendimi, non rimpiango niente e lodo il celo di averti conosciuta, di aver letto Baudelaire nel parco della pineta maledicendo te e Mazzoli, di essere venuto a casa tua con lo 06 facendomi incredibili imbarcate. Se ti scrivo questa epopea è perché rivedendo le foto tra di noi forse una lacrima mi taglia il viso.

È stato bello tra di noi, è stato divertente, ma tu sei Guccini ed io sono De André, per quanto ci possiamo stare simpatici, non ci ameremo mai.

Immagine1

Con Affetto,

Tuo,

Leonardo.

P.S. Scusa se non sono venuto al tuo esame, volevo tanto venirci ma ho studiato tanto, e non mi sono svegliato in tempo. Non era voluto. Sorry.

P.P.S. Scusa per l’Italiano, è l’una di notte e non mi va di rileggere questa lettera, in fondo conta il messaggio, non come è scritta.

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