Caparezza

Premessa: Ho deciso di riportare fatti della mia vita che altrimenti sarebbero finiti perduti. Questa è una lettera scritta a Michele Salvemini (in arte Caparezza), dopo aver cercato di vedere un suo concerto a Napoli 6 anni or sono.

Caro Michele Salvemini,

Mi è avvenuta ieri una strana avventura che mi sento in dovere di riportarti, sarà perché non ho nulla da fare o sarà che magari tra tutti quei tour credo che qualche storiella come questa possa rallegrarti. Ieri pomeriggio io, con accanto 3 fidati amici, ci siamo avviati all’attacco verso la cittadella di Mirabella Eclano dove si sarebbe svolto il tuo concerto. Cerco di essere subito sincero, io sono tuo ammiratore – altrimenti non starei qui a scervellarmi su dove inviare questo scritto XD -, un altro si riserva il beneficio del dubbio, il terzo non gli vai proprio a genio. ( Lo esplico semplicemente per renderti chiara tutta la faccenda nei suoi svariati aspetti.) Però chi dice no ad una gita a Napoli? Partiamo così alla carica affrontando con coraggio il traffico del raccordo (chi non lo prova non può capire, è follia) e le tre ore di macchina che ci dividono dalla meta. Dopo pioggia e nebbia arriviamo in questa cittadina. Mio grande dispiacere – che va scemando tra noi tre – scopo che il concerto è stato annullato, poco male, una pizza e tutti tornano felici e contenti. A mezzanotte però non si poteva ritornare a Roma, decidiamo di rimanere a dormire in macchina in un autogrill qualsiasi. Detto fatto. Alle cinque del mattino, e qui viene il bello, andavamo correndo verso Napoli cullati dalle note di  Atom heart mother (per farti capire l’atmosfera) per andare a fare colazione, ragazzi normali. Paghiamo il casello, lasciamo l’autostrada, prendiamo la rampa quando… una macchina in panne. Un uomo che si agita ci chiede aiuto. Ci fermiamo, nonostante i nostri tre pareri non fossero proprio concordi, o forse si: nello scappare. Un individuo col cappello da marinaio ci supplica di portarlo all’aeroporto per evitare di perdere l’aereo. Mah, facciamolo (si resiste alla tentazione di scappare). Mette i bagagli e andiamo. Cominciando a parlare normalmente quando ci chiede, giustamente, cosa facessimo la a quell’ora inusuale. Noi rispondiamo: “Eravamo venuti a vedere un concerto di Caparezza.”. Ora lui risponde: “Ah…(esitazione), sapete anche io sono un musicista. Mi chiamo Vinicio Capossela.” Ora, io non sapevo bene come fosse in faccia, ne avevo guardato bene il bisognoso per strada (io guidavo); viene naturale pensare fosse pazzo! Torno a casa dopo 6 ore di auto (lasciamo perdere eravamo senza soldi dell’autostrada XD) e vado su Wikipedia. Non solo era uguale di faccia, ma ci aveva anche detto che era là in visita ai genitori ed i genitori effettivamente vivevano là! Proprio vicino al luogo del tuo concerto! Cavolo, uno in questi momenti si sente un po’ stupido. Ti ho raccontato questa storiella perché prima di lasciarci Vinicio ha recitato così: “Insomma devo tutto a Caparezza eh?” e credevo ti facesse piacere saperlo. Questa è la storia del nostro gruppetto e del marinaio (ho capito solo ora che il berretto era per il nome del suo ultimo album!).

 

Distinti saluti,

Leonardo Antichi.

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