Seconda lettera a Nietzsche

Caro Nietzsche,

Era diverso tempo che non mi facevo sentire, e per questo ti chiedo scusa (prima Lettera a Nietzsche).

Semplicemente, sono stato molto occupato a fare e non altrettanto a riflettere. Credo che, in fondo, questo fosse sempre stato il mio problema: l’eccessiva riflessione. Ho capito con il crescere che molto di rado siamo in grado di prendere una decisione basandoci esclusivamente su dei preconcetti, o delle nozioni a priori, e molto spesso è l’energia, l’emozione che scaturisce da un contatto o reazione che finisce per guidarci. Fingiamo, ingenuamente, di essere animali logici quando non siamo altro che una mandria di emotivi psicopatici (ovviamente in senso affettivo).

Caro Nietzsche, cosa sto facendo? Ho la sensazione di perdere me stesso, di perdere… me. Mi sembra di ripetermi, di ricadere in un ciclo che credevo di aver eradicato, eppure eccomi qui, di nuovo, come quel dì di sei anni fa. Quella volta ero appena uscito da una delle mie ultime lezioni di astrofisica, e parlavo di bivi, di decisioni da prendere, di possibilità da vagliare. Ebbene le circostanze sono cambiate e con queste gli attori in campo, eppure quel similissimo dubbio mi tormenta.

Mi sento di perdere e sprecare una immensa componente della mia essenza, è come se volessi fingere di esser qualcosa di altro, qualcuno di altro al di fuori di me.

Ho bramato, e tu più di tutti sai quanto, la normalità e la semplicità. Ho pregato per la calma e non per la tempesta, per la profondissima quiete, eppure è ancora il tuono a guidarmi. L’inesorabilità degli eventi non mi scalfisce ed anzi, la loro spavalda immobilità non fa altro che spronare la mia furia espressiva. Non è il cambiamento ciò che temo e forse neppure il dolore: quello che temo è la scelta. Ho un animo affetto da dicotomia intrinseca, separato. Eppure, in quei brevi lassi di tempo in cui mi trovo unito con me stesso, mi sembra realmente di cogliere il segreto di questa ridicola vita che viviamo.

Carno Nietzsche, diciamoci la verità, questo mondo è popolato da irrimediabili idioti. Io non nego di amarli e rispettarli, non nego neppure che tutta questa semplicità mascherata da infiniti veli non sia affascinante. Caro Nietzsche, io non nego di essere un idiota. Mi sento realmente legato a questo mondo ma, d’altra parte, mi sento realmente distaccato, diverso, stanco, emarginato, irraggiunto.

Ed è forse per questo che chiedo aiuto a te, che so quanto più di tutti tu abbia vissuto ma non compreso, perché alcuna comprensione è possibile, questi momenti.

D’altro canto, non è dolce e ridicolo quanto fedeli restiamo a noi stessi nel corso della nostra vita? Forse questo è l’eterno ritorno, forse quest’eterno ritornare su ciò che siamo è la nostra condanna. L’anima è come la marea, si innalza difronte al desiderio.

 

Ciao, mio caro amico.

Tuo,

Leonardo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...