Una vita per Blogger

Perché scriviamo su questi blog? Perché scriviamo su questi social network? Mi sembra che più passi il tempo, più trasformiamo noi stessi ed i nostri pensieri in uno spettacolo. Parliamo e pensiamo con la consapevolezza recondita di voler “vendere” questi nostri pensieri in un secondo momento.

Si finisce per essere sempre falsi, sempre perfetti, nel senso che belle o brutte che siano le cose risultano studiate e pianificate; innaturali.

Non dico che l’esternare sia in qualche modo sbagliato, l’arte in genere è nata proprio per questo. Perché ci sentiamo soli, tristi, e cerchiamo la comprensione di qualcun altro. Cerchiamo qualcuno che ci prenda per mano, ci guardi negli occhi e ci dica: “Io ti vedo”. Tutto qui. Questo desiderio di essere visti, accettati, compresi dalla società, è un motore che spinge l’umanità a condividere e convivere, è il motore che ci spinge all’aggregazione e collaborazione e che ci muove da sempre.

Dunque, cosa è cambiato? I nuovi mezzi di comunicazione hanno fatto si chhttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/9/9a/LittleMissSunshinePageant.jpge il processo di “pubblicazione” delle nostre idee sia divenuto immediato, così i pensieri non nasco, crescono, maturano e poi vengono esposti, ma si pretende direttamente che il pensiero nasca compiuto. Non ci si lascia il tempo. Non ci si lascia il tempo di sbagliare, di pensare, di annoiarsi ma, soprattutto, di godere dei nostri stessi pensieri. Si vede nella società in genere, dove i bambini vengono sempre grottescamente travestiti da adulti. Questo siamo diventati, pensatori grotteschi.

Questo è forse un pensiero semplice, scontato, ma di cui ho acquisito una consapevolezza maggiore. L’altro giorno, stavo per pubblicare uno stato d’animo (chiamiamoli così) su Facebook. Ero rimasto molto colpito da qualcosa, qualcosa di bello che sentivo di voler condividere immediatamente, forse per mettermi in vetrina, per far si che qualcuno si rispecchiasse in quelle mie parole e mi commentasse “anche io mi sento così, anche a me è capitato”. Ma poi mi sono detto: no, questo pensiero è solo mio, è un mio piccolo fiore e non è pronto ad uscire, non ancora.

Lascerò che tu cresca, e dopo potrai lasciare la casa della mia anima.

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