L’ultima Scuola – Capitolo 3

Rivelazione

L’uomo deve poter scegliere tra bene e male, anche se sceglie il male. Se gli viene tolta questa scelta egli non è più un uomo, ma un’arancia meccanica. (Stanley Kubrick)

“Spesso vi ho parlato di ciò che dovrebbe essere, quasi mai di ciò che è, ma nella vita di tutti arriva il momento in cui l’allegro castello della nostra utopia si viene a scontrare con la triste realtà del mondo. Vi prego di perdonarmi. Perdonate questo povero vecchio ma quel che ho io ho fatto l’ho fatto per voi, per la vostra crescita. I valori che avete appreso, che avete ormai radicati nella vostra anima, quella capacità di credere nei sogni e nelle speranze a prezzo di vita, non sono cose che si insegnano, sono cose che si vivono. L’unico modo che avevo per farvele vivere era quello di creare un piccolo mondo, un utopia, che presentasse queste caratteristiche. È per questo che vi ho presi e segregati qui, in questo castello di sogni fin dalla vostra tenera età.” E qui, pausa. I ragazzi, che erano abituati a vedere il loro maestro come un Dio sceso in terra, per la prima volta riconobbero in lui dei sentimenti familiari, “umani”. Da un Dio uno si aspetta qualità quali la generosità, la comprensione, il perdono, il carisma e l’infinito intelletto, ma la tristezza che presentava in quel momento il volto del mentore non era divina. Il Padre che non era, non per scelta, si risvegliò in lui, l’uomo che tanto aveva nascosto, che tanto si era convinto di essere un Dio, non per scelta, crollò. Il ricordo di ciò che è gl’aveva anche riportato la consapevolezza di ciò che era, e di ciò che non era stato. “Q-quindi tu oggi finalmente ci risponderai, la smetterai di ripetere quell’insopportabile frase: un giorno saprete tutto! Il “giorno” è arrivato!” balbetto urlando Pluto. “Allora potremo uscire da questa gabbia d’oro!” Gridò Jonathan. “Non saremo più soli!?” Disse Joker quasi scoppiando in un pianto folle che era a cavallo tra felicità, rabbia e tristezza. “Ascoltatemi!” il maestro essendosi accorto di aver lasciato troppo sciolta la briglia dovette riprendersi dal suo stato di matura depressione, dato che le anime dei suoi tre allievi avevano surclassato di gran lunga la sua. “Prima vi ho detto che oggi vi farò diventare uomini, perché fino ad ora siete stati solo ragazzi. Adesso io ho l’arduo e ingrato compito di passare anche a voi il peso della responsabilità che fino ad oggi non avevate, da adesso anche voi avrete sulle spalle il peso del mondo. Cercherò di essere chiaro e diretto dato che è inutile dilungarsi oltre ed annacquare il brodo con inutili fronzoli: siamo nel 2130, e questo lo sapete, l’essere umano, cosi come lo intendete voi, cosi come vi vedete non esiste più. L’uomo…” e qui cominciò la difficile spiegazione: “come posso definirvelo, ehm, si è trasformato. Vedete verso il 2050 il mondo si era imbattuto in una grave crisi, le risorse scarseggiavano ed ogni persona tendeva ad accaparrare per se tutto ciò che poteva, l’estremo consumismo stava portando alla distruzione della nostra razza e del pianeta stesso. Dato che le disgrazie si presentano tutte assieme, i Cinesi, che si erano preparati a quell’evenienza ed avevano un commercio estremamente protetto nonché una notevole potenza economica, erano in condizioni estremamente favorevoli per…eh sembra roba da fumetti…ma il termine più corretto è proprio “conquistare”. Si. Ci conquistarono. Ci conquistarono grazie ad una filosofia che poneva la società al di sopra dell’individuo, che vedeva nel singolo uomo una frazione e non una unità. Ci conquistarono con il loro credo che la qualità si dovesse trovare nel numero, vero e proprio controsenso, e non nella vera qualità. Già, qualità. Ora vi spiego. Qualità è una parola difficile poiché varia molto a seconda degl’occhi di colui che la giudica. Prendiamo noi per esempio. Per noi 4 la qualità sta nella capacita di pensare, nella capacità di sognare e di credere in noi stessi, nella nostra convinzione che l’unione fa la forza nell’individuo e nel perseguire una religione che esalti l’individualità senza eccedere nel egoismo, nel rispettare se stessi rispettando gl’altri e viceversa. Potrei continuare così per ore. Prendiamo invece ad esempio qualità per ciò che poteva essere quella che appariva ai Cinesi… allora, una società di qualità doveva necessariamente sottomettere l’individuo al fabbisogno della massa. Per ottenere questo stadio di sottomissione volontaria, dato che la sottomissione involontaria è controproducente sia in termini economici che di tempo che di manodopera…si, ho detto proprio manodopera e riflettete sul perché…La domanda era, come si convince un individuo ad assoggettarsi alla massa? Beh, diciamo che l’indole umana gli dava di per se un gran bel aiuto. L’uomo è soggetto all’effetto pecora per motivi pratici. Porto un esempio stupido: 10 uomini si vestono di nero, 1 si veste di viola. I 10 che si sono vestiti di nero sicuramente, e vi ripeto sicuro al cento per cento, andranno da quello vestito di viola a domandare: “Come mai non ti sei vestito di nero?” E quello, che probabilmente neanche aveva pensato al perché non si fosse vestito di nero, mettiamo per esempio che quel signore, quell’uno ipotetico stesse pensando ad un qualcosa di veramente distante dal vestiario quotidiano, mettiamo stesse pensando alla relatività generale, beh, quella domanda sul perché lui si fosse vestito di viola era completamente fuori luogo, era una distrazione, un’inutile perdita di tempo. Avrebbe cominciato a pensare e quindi a capire lui stesso che non vi era un motivo conscio del perché, poteva essere un caso, un messaggio subliminale o chissà cosa! Rimane comunque il fatto che l’uomo in viola che riflette sulla relatività generale sia stato riportato dalla sua dimensione metafisica a quella reale e quotidiana. Questa è per lui una perdita di tempo. Questo per lui è controproducente. Per questo l’uomo in Viola la prossima volta si vestirà di nero, così non sarà costretto ad utilizzare parte del suo prezioso tempo nel giustificare, e non solo ma anche a capire, un suo comportamento, diciamolo, totalmente inutile e meccanico!” Fine del lungo monologo; Socrate prende un enorme respiro e la sua faccia paonazza di rabbia comincia a riprendere un colore umano, evidentemente segregare in una cella del suo animo per 18 anni quelle emozioni non aveva creato effetti molto terapeutici nel maestro, anzi, la sua atarassia adesso inquinata dal ricordo rischiava di uccidere la sua anima e la sua mente, forse lui stesso si era illuso di vivere in quel castello di carte d’utopia che aveva creato. Pluto esordi: “Ma maestro…” Incomincio molto sulla difensiva e palesemente esitando, continuò: “Per quale motivo i 10 si erano già vestiti di nero? Perché non si sono vestiti tutti di colori diversi?” Classica domanda, banale all’apparenza, complessa nella risposta. “Buona domanda, te lo concedo. Vedi Pluto, può darsi che due si conoscessero ed avessero deciso di vestirsi allo stesso modo, cosi 2 a 1 alla volta avrebbero coinvolto il prossimo, a partire dalle anime più deboli fino ad arrivare a quelle più complesse. Può anche darsi che vi sia stata una qualche motivazione storica, oppure ideologica, oppure una decisione presa per chissà quale motivo, resta il fatto che l’uomo tende automaticamente a trovarsi degl’alleati, spesso sono i deboli che incominciano a farlo, ed i forti, dal canto loro rassicurati dalla debolezza dei deboli, li sottovalutano e li lasciano fare, sta di fatto, ed i numeri stanno dalla nostra, che 10 deboli possono contrastare uno forte e quindi il forte si trova completamente spiazzato nel vedere il debole che prevale su di lui. Colpa della sua ingenuità. Vedi il contadino non si preoccupa della cavalletta, ma quando poi arrivano in gruppo rimane distrutto dalla forza dei tanti, e solo allora rimpiangerà di non aver fermato prima ciò che lo ha distrutto dopo. È sempre una questione di superbia e di umiltà.” I ragazzi erano rimasti chiaramente perplessi dalle parole del maestro, per quanto la cosa fosse abbastanza ovvia e logica i 3 non poterono fare a meno di rimanere un attimo assorti nel valutare come effettivamente l’affermazione del maestro fosse esatta, la storia lo dimostrava! “Rimane comunque il fatto che riuscirono ad imporci il loro malato sistema, ed il nostro, ormai troppo debole per reagire e difendersi, venne spazzato via nel giro di pochi anni. I Cinesi riuscirono a creare un sistema che generalizzasse l’individuo. Ci omologarono, smussarono al massimo i piccoli dettagli delle nostre anime fino a renderci tutti più o meno identici, fino ad arrivare al punto di creare dei format per i desideri, per le speranze, per i sogni, per tutto. È un mondo che si basa interamente sui format, Dio come siamo arrivati in basso…” Jonathan nonostante l’esauriente spiegazione, esauriente si fa per dire, sembrava ancora piuttosto dubbioso: “Scusami maestro ma proprio non riesco a comprendere come l’uomo possa consciamente scegliere di divenire schiavo. Io non lo comprendo.” Socrate espiro ed inspirò profondamente, il finto sole ormai si era andato a posizionare in maniera tale da formare una immaginaria normale con il punto di intersezione delle diagonali del quadralbero e di risposta gl’alberi avevano perciò smesso di proiettare le loro fresche ombre sui giovani che adesso, poveri cari, morivano di caldo. Socrate ovviamente era paonazzo e grondante di sudore già da, più o meno, 45 minuti e perciò era ridicolo addossare la colpa al caldo. Pluto e joker non facevano altro che spostare i loro sguardi dal maestro al loro compagno e nell’incontrarsi a metà strada si lanciavano strani gesti d’intesa. “Mettiamola in questo modo, voi vedete e valutate la libertà perché io ve l’ho fatta vedere in questo modo, perché io vi ho educato così ma se foste vissuti in quella società, se aveste subito anche voi quelle manipolazioni, quelle plasmazioni collettive di menti, probabilmente ora non ragionereste in questo modo.” Jonathan riprese: “Questo lo capisco anche se lo condivido solo in parte, la domanda che mi ponevo però era: come hanno fatto ha modificare il modo di ragionare delle persone, le loro abitudini, in così poco tempo? Come hanno fatto a fargli dimenticare la loro storia in così poco tempo? Come è possibile che la gente non abbia capito le loro intenzioni? Come hanno potuto cancellarli la loro memoria storica? Come è stato possibile far loro dimenticare tutto ciò per cui i loro avi avevano combattuto!? Ecco, mi chiedevo questo.” Proprio come al solito un mare di domande, ma i ragazzi a quell’età sono così, invece che ricercare le risposte da sé preferiscono domandare agl’altri. I ragazzi a diciott’anni divorano col pensiero il mondo e spesso la loro ragione non riesce a stare appresso alla loro curiosità. Socrate si alzo dal tronco sul quale era seduto, mise le mani sui fianchi e si sgranchì la schiena. Come avrete certamente notato Socrate è molto teatrale nei suoi atteggiamenti: “Anche se ti dessi la risposta molto probabilmente non riusciresti a comprenderla, ti è troppo estraneo come mondo.” “Ma tu prova almeno a spiegarci!” Attacco col solito tono rilassato e pacato Pluto. “D’accordo, d’accordo. Ma poi basta con le domande. Come vi ho detto il nostro sistema, ossia quello capitalistico, per quanto sbagliato potesse essere presentava come errore solo uno sconclusionato ed invertito ordine di valori etici e morali, il nuovo sistema invece presentava caratteristiche completamente diverse. Insomma riuscirono a risolvere il problema modificando i gusti della gente. Bisognava intervenire nei mezzi di comunicazione di massa, sugli stili di vita, sui pensieri ed i desideri. Crearono una sorta di grande noi collettivo che venne sostituito all’io che sta alla base di ognuno di noi, eliminarono la soggettività. Ovviamente capite bene che per riuscire a fare tutto questo vennero applicate una miriade di strategie che di certo non vi spiegherò ora ma delle quali cercherò almeno di farvi comprendere gli effetti.” Silenzio come al solito. Dopo questo lungo monologo tutti si presero un istante per pensare, Socrate per valutare il modo di reagire dei suoi discepoli ed i ragazzi dal canto loro tentavano disperatamente di metabolizzare la miriade di dati che arrivava loro. Poi: “Ma maestro, effettivamente qual è stato il grande problema che deriva da questo, per carità la soggettività è importante, ma li si parlava della sopravvivenza della nostra specie, si era in necessità di misure drastiche.”  “Vedi Pluto, ogni volta che ristudio lo sviluppo della nostra razza rimango sempre stupito dalla nostra incredibile capacità di adattarci, nonostante tutto siamo animali forti. Il grande problema di questo sistema è che oggi di esseri umani siamo rimasti in pochi, perché vedi loro avevano compreso una lezione fondamentale su di noi che sono riusciti a sfruttare a loro vantaggio. Vedete nell’antichità mi sono sempre stupito di come i miei antenati ritenessero la passione necessariamente compagnia dell’uomo, anzi la ritenevano cosi unita alla sua anima che credevano fosse impossibile il separarle. Il loro errore non sta in questo. Il loro errore stette nel sopravvalutare l’animo del l’uomo e nel pensarlo necessario per la vita stessa. Per millenni si sono chiesti se l’anima potesse vivere anche dopo la morte del corpo, non si sono mai chiesti se il corpo potesse vivere dopo la morte dell’anima. Questo è ciò che è la razza umana oggi: solo stanchi corpi che trascinano il proprio peso materiale sulla famosa via della vita.” Il vento, finto anche quello, accarezzava la pianura e faceva ondulare lentamente le foglie degl’alberi. I ragazzi rimasero a guardarsi, in silenzio, poi Joker scoppio in un pianto isterico. Pluto scatto immediatamente verso la compagna e si andò a posizionare alla sua destra e allo stesso tempo mise il suo grande e ben scolpito braccio sulle spalle di lei nel far questo le bisbigliò all’orecchio: “Joji smettila non fare così, insomma, è brutto lo so, ma cerca di guardare le cose positive, cerca di riflettere sulla fortuna che ci è capitata, noi non siamo così, noi siamo “diversi” per fortuna. Cristo ora asciugati le lacrime e cerca di ricomporti! La supereremo insieme, vedrai. Si, te lo prometto.” Jonathan era rimasto invece seduto la, con la sua solita posa a gambe incrociate a fissare con sguardo da stoccafisso la scena. Faceva spesso così, ogni volta che avveniva un cambiamento improvviso la sua mente aveva bisogno di tempo per metabolizzarlo, Pluto invece, che non si perdeva certo in chiacchiere, agiva di istinto e tentava di risolvere come poteva la situazione, o almeno ci provava. Joker, lei invece non bisbigliava ma urlava: “Ma non capisci?!? Siamo ancora soli! Siamo gl’unici sulla faccia della terra ad avere una coscienza! Tutti i nostri sogni…perché? A cosa servono? Se come dice Socrate è la maggioranza che dà valore alle parole allora noi siamo solo degli psicotici, Tu! TU! Maestro, sei solo un nostalgico che ha riversato in noi il suo triste rimpianto del passato! Perché!! Perché ci hai fatto questo? Perché hai condannato anche noi? Se ciò che dici è vero, l’etica non ha valore! La morale neanche! Siamo così perché tu ci hai FATTO così! Ma…” questa volta abbassando il tono e con aria visibilmente più logica:” allora cosa siamo noi? In fondo al nostro cuore cosa c’è? È solo una scatola che si riempie con ciò che trova dall’esterno? Siamo dei contenitori? Amore o odio, psicopatici o sani, buoni o cattivi, deriva solo dai nostri genitori? Perché non ci date la possibilità di scegliere! È come se alla nascita voi mi assoggettaste ad una religione o ad un credo politico! Io vi odio! Vi odio TUTTI!” Si vedeva che non connetteva quello che diceva e che le sue parole uscivano dal cuore, sicuramente non erano state neanche lontanamente elaborate dal suo computer celebrale.

Il quadro era molto pittoresco: Joker urlava disperata, Pluto tentava inutilmente di consolarla abbracciandola e coccolandola, Socrate fissava sconcertato con lo sguardo assente i due ragazzi, fissava, fissava, il suo sguardo era teso, rigido, gli zigomi alti, tenuti in una posizione quasi innaturale che sembrava voler sfidare la forza di gravita, le sopracciglia crucciate ed il labbro mezzo morso gli davano quell’aria veramente strana, indecifrabile, solamente strana. Pluto fissa negl’occhi Joker, lei ancora bagnata di pianto, Dio solo sa come facesse a piangere a quel modo. Joker fissava Pluto, era depressa e triste però si sentiva enormemente rincuorata nel vedere il compagno tentare di aiutarla, il solo gesto la rincuorava e le faceva capire che ciò che aveva detto era del tutto assurdo, però non avrebbe saputo spiegare il perché. Gli venne una fitta al cuore, così, di colpo, una fitta di rimorso e rimprovero verso se stessa, Pluto inginocchiato dinnanzi a lei, mani nelle mani, era crollato in un pianto euforico e quasi isterico. Non poteva reggere oltre. Socrate continuava a fissarli con quel suo sguardo paranormale. Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque, il viso teso e rosso viene attraversato da una goccia salata. Due gocce. Un mare di gocce, una vera e propria pioggia pluviale tormentava come grandine il viso del mentore che ormai era piegato in due dagli spasmi di dolore, come ho già detto, imprigionare le proprie emozioni per 18 anni è difficile che provochi effetti positivi, rinnegare non serve, la verità torna, e se ignorata, torna più forte di prima come un fiume in piena e devasta senza cura le nostre fragili quanto inutili barriere mentali. Joker abbraccia Pluto, Socrate gli abbraccia entrambi. Piangono, il rimorso e la rassegnazione dei vecchi si mischia alla rabbia e la volontà dei giovani. Jonathan era seduto a gambe incrociate sotto il sole ormai cocente, sudava, ma nonostante questo il suo viso era rilassato ed i suoi grandi occhi fissavano con insolita atarassia il susseguirsi degli eventi. Era suo tipico, ogni qual volta avvenivano cambiamenti consistenti nella realtà intorno a lui rimaneva impalato e di stucco, come se non potesse credere a ciò che stesse avvenendo, come se volesse distaccarsi e rinnegare quel dolore, come se la sua mente razionale non potesse accettare tutto quel caos. Questo era principalmente il suo problema che pensava troppo ed agiva troppo poco. Poi prese a parlare, con se stesso ma ad alta voce: “Noi abbiamo una scelta, noi scegliamo. Io potrei alzarmi ora e magari, magari andare li con voi, a piangere, oppure… potrei prendere quel sasso, quel grande sasso laggiù sotto il melo ed ecco, potrei tirarvelo in testa, potrei cadere in preda ad una rabbia folle e cominciare a colpire senza sosta i vostri visi: Joker la verità, Socrate il falso e Pluto l’inutile. Potrei uccidervi e rinnegarvi, potrei rimanere chiuso in questa utopia per sempre, forse è questa la scelta, la vera scelta. Accettare o no la realtà. Vero è che i mezzi ci vengono dati dai nostri genitori e dalla società, ma la scelta, la SCELTA! Spetta a noi, guidare od essere guidati, obbedire o comandare. Il nostro corpo è nato 18 anni fa, la nostra anima, se la vogliamo far nascere, nasce ora.” Tutto questo è stato detto con la dovuta e ponderata calma, con il suo classico tono teatrale, pacato e misterioso, che stonava completamente con la situazione eppure proprio da quel contrasto nacque una strana magia, un atmosfera surreale. La spada aveva aperto un varco tra le tenebre e la luce a poco a poco rischiarava i cuori impauriti. “fratelli che volete fare? Siamo pronti? Vogliamo veramente affrontare questo viaggio? Vogliamo veramente scoprire la verità, con tutte le sue complicazioni e tutti i suoi strazi? Siamo quei guerrieri?” Socrate nel mentre si era alzato ed ora stava in piedi al centro del quadrato, la faccia era distrutta dal dolore, sospirò ed emano la sua condanna:” Sono le cinque passate ragazzi, andate in camera e riflettete sulla domanda di Jonathan, parlatene. Ci rivediamo a cena.” Si incammino verso l’entrata del hangar ma improvvisamente ci ripensò, si girò e disse: “Ah, ultima cosa: Io credo in voi, da sempre.” Detto questo usci di scena. Jonathan adesso aveva raggiunto Joker e Pluto ed i tre si erano chiusi in un forte e fraterno abbraccio. Il sole tramontava e tingeva il tutto con i suoi fantastici colori, il vento continuava a soffiare e muoveva a ritmo di chissà quale musica le foglie degl’alberi e gli steli d’erba, i tre ragazzi ancora stretti e immobili nel loro gesto d’amore. Questo straordinario quadro sarebbe rimasto impresso al suo osservatore per molto tempo. Forse bastava a ripagare, anche se solo in parte, le dure fatiche compiute.

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