L’emozione di vivere

Stavo cercando di capire cos’è, cos’è che mi fa stare così.

Ne stavo parlando con un amico e lui mi diceva che potrei avere una specie di sindrome da burn-out.

L’ho letta e ha senso, ci sta. Ho trovato un opuscolo che descriveva sintomi e cause.
Non credo che sia… non lo so forse è quello.

So che sono sempre stato un po’ malinconico, ma adesso, il sentimento si è aperto in modo più forte, quasi insopportabile.
Non mi va di fare nulla. Mi sento distrutto, schiacciato. Mi sento che la mia vita non ha alcun tipo di senso.
Che tutto ciò che faccio, lo faccio con il pilota automatico; senza un vero obiettivo, senza trovarne alcun piacere senza un tipo di motivazione dietro. Faccio quello che mi si chiede perché me lo chiedono, e finisce lì.

Mi sento
mi sento che
nessuno
vuole o puoi aiutarmi.

Mi sento che ogni cosa che faccio la faccio per qualcun altro e non per me stesso, che sia scrivere, che sia cantare, che sia il lavoro, che sia anche passare del tempo con una ragazza o passare del tempo con un amico: sempre proiettato all’esterno.

E tutto questo, allo stesso tempo, anche legato da un mio grande egoismo che, invece, mi fa cercare disperatamente qualcuno o qualcosa che mi aiuti. Vorrei solo qualcuno che mi prendesse per mano e mi dicesse che va tutto bene, che è normale che soffro ma che guarirò, che passerà.

E so che devo indubbiamente andare da un medico che possa aiutarmi, e ci sto andando e sono fiero di me per questo, è solo che trovo così brutto che debba essere un medico a farmi trovare quella fiducia in me stesso e nel mondo che non ho. E forse è proprio quello il problema no? L’assenza di fiducia in me, ma anche nel mondo. Ho paura di essere deluso dal mondo, di essere ferito dal mondo, di non essere compreso, di non essere amato, di non essere accettato.

Il motivo per cui scrivo su un blog è il motivo per cui parlo con le persone, ma anche il motivo per cui faccio il cretino, faccio il buffone: da una parte il grande desiderio di essere visto dagli altri e dall’altra la terribile paura di non essere accettato bensì di essere messo alla gogna e di essere preso in giro, deriso. E quindi vivo in questa costante dicotomia in cui da una parte vorrei aprirmi e chiedere aiuto mentre dall’altra è la mia più grande paura.

E l’unica persona che mi ha guardato un po’ dentro, e forse proprio per quello, è stata poi la persona che più violentemente ho allontanato.

E non so perché. Non so ancora bene perché l’ho fatto, perché ho sentito questa esigenza di mandarla via. Ora come ora sento questa grande esigenza di andare via, di lasciare tutto prendere andare.

Partire.

L’America o quello che sia, andare via il più lontano possibile senza salutare nessuno, senza parlare con nessuno, scomparire.

E niente. Perché ho questo desiderio adesso? Questa sensazione di non voler più neanche provare? Sto passando da un estremo all’altro. Sono passato da una volontà assurda di voler essere apprezzato da tutti a, adesso, menefreghismo incredibile che mi fa dire: “andate tutti a fare in culo!” Quello che però è più assurdo di tutti e che tutto questo l’ho fatto io, nessuno mi ha chiesto di essere accettato come nessuno, nessuno mi ha chiesto niente.
Un’imposizione che mi sono messo io, e adesso sto qua a parlare da solo come un coglione.
Mi copro di croste, non riesco a dormire. Non è un po’ come perdere sé stessi?
Un po’ scegliendo di spegnerlo, di morire.

È un po’ io penso sia quello che è successo a mia nonna, e penso che sia quello che succede alle persone affette da depressione o anche da quello che forse in modo sbagliato è definito Alzheimer. Secondo me tutte le persone che poi vengono da quella malattia sono, in realtà, ammalate di un male di vivere inguaribile.

È una depressione molto forte che ti fa un certo punto smettere di vivere e non so neppure quale sia la causa di questa grande depressione. Cos’è? Perché c’è?

Uno è malato dalla nascita e quindi depresso cronico, oppure uno si ammala perché si deprime?

Io so solo che mi sono però veramente stufato. Stufato di tutto, non mi va. Non mi va. Non mi va di fare un cazzo. Non me ne frega un cazzo di niente.

Io penso che devo cominciare a prendermi in seriamente cura di me stesso e ho capito che forse queste cose è partita molto indietro. Ma come è iniziata?

Quando?

Ho cominciato… forse ha cominciato l’università vagando da una facoltà all’altra senza tregua, cercando in astrofisica, ingegneria matematica, logica, sicurezza informatica. Un’eterna ricerca di me stesso, ma una ricerca disperata. Una ricerca a casaccio. Come cercare un ago nel pagliaio. Quindi vado giro per il mondo a cercare me stesso, e cerco me stesso negli altri, cerco me stesso nelle cose che mi piacciono o a cui piaccio, cerco me stesso nel lavoro, nell’amore che do e ricevo ma poi mi chiedo, al contempo, chi sono io. Chi è me stesso? Perché a un certo punto vedo così tante cose così tante persone non so più chi sono e mi perdo. E mi accorgo che è la mia più grande paura. Il mio più grande dilemma, conoscermi, ascoltarmi. È come inizia l’ultima scuola, con Jonathan su una spiaggia, da solo, a cercare di capire dove finisca lui e dove inizino gli altri. Chi è?

Mi perdo fino a starci male, fino a odiare tutti è tutto, fino a desiderare di stare da solo perché non ne posso più del mondo a quel punto, non ne posso più degli altri e non ne posso più di tutto questo caos, di tutte queste pressioni. Vorrei solamente, vorrei solamente che tutti mi lasciaste in pace. Voglio solamente essere apprezzato per quello che sono e essere amato.
Stavo pensando, mentre stavo in silenzio, che magari fra qualche anno rileggerò questa cosa e ne riderò, oppure al contrario, risentendo me stesso, mi ricorderò di quanto tutto resti uguale. Perché alla fine tutto il resto uguale.
Come sul mio telefono dove le trovo le note del 2011, dove scrivo che io, in realtà, sono solo.

Ma non sono io. Sono io a pensarlo, quello che diceva anche De André, quello che diciamo tutti: un po’ siamo tutti soli, ci sentiamo tutti fottutamente soli, terribilmente, e questa paura ognuno la vive a modo suo. C’è chi si racconta che sta bene e che stare da soli è bello e poi magari la notte piange e non vuole svegliarsi. Poi invece c’è chi non si addormenta e cerca disperatamente qualcuno. C’è chi si butta nel lavoro a capofitto e si trova mille cose da fare. C’è chi si rinchiude in casa e ha paura di uscire e usa la sua solitudine la sua sofferenza come difesa finché non si cannibalizza come una gigante rossa che collassa su sé stessa.
La verità è che ci sentiamo tutti fottutamente soli e in questo mondo iperconnesso in questo mondo in cui basta uno Swype su Tinder o clic su Facebook per sentirsi fintamente vicini. Siamo ancora peggio perché ci accorgiamo che questo contatto non ci dà nulla che un contatto sterile che qualcosa manca.

Aiuto. So solo che oggi è la giornata mondiale dell’abbraccio e nessuno mi ha ancora dato un abbraccio. E so che non è neanche quello. So che se fossi stato con qualcuno forse, comunque, mi sarei sentito solo perché, perché c’è sempre una parte di noi che è sola.
C’è sempre qualcosa che non va. Per questo non siamo fermi, per questo l’essere umano muta ed è dinamico, per questo non smettiamo mai di cercare, perché ci siamo sentiamo sempre inadeguati e sbagliati, ci sentiamo sempre che qualcosa non va.

Ma io sono stanco.

Sono stanco. Mi sento come un criceto in una ruota che corre a cazzo, ma almeno il criceto forse non ne è consapevole mentre io comincio un po’ a sentire l’assurdità di tutta questa vita. L’assurdità di questo cerchio che non ha uno scopo, non c’è niente. C’è chi si inventa la religione, c’è chi si inventa cazzate ma non c’è niente. Non c’è assolutamente niente.

E quindi perché? Perché siamo qui? Perché posso farmi questo bagno caldo e godere di questa cosa? Si, si questo indubbiamente è bello e mi rende indubbiamente felice, ma la vita non può essere neanche la sola ricerca del piacere, no? E non può essere neanche il farsi accettare dagli altri. Che cos’è la vita? Perché siamo qui? Cosa stiamo facendo? Io non… io non lo so.

Io penso che la sanità di una persona non si misuri in base a come riesca a rispondere a queste domande, io penso che una persona, quando sta bene non si pone queste domande. Perché queste domande non hanno risposta e, quando ce le poniamo, non sono domande a cui possiamo rispondere con la logica. Il senso di vivere è un’energia che ci viene da dentro è una pulsione, un’emozione. L’emozione di vivere. E non si può spiegare, non si può trovare, e non c’è nessuna ragione e nessuna giustificazione: è una emozione.

E quindi, se questa emozione uno non la prova più, cosa si può fare? E come quando finisce un amore, non c’è un cazzo da fare. Se uno non è più innamorato della propria vita, che cazzo può fare?
Non lo so. Non lo so proprio. Non lo so. Non so che cosa devo fare. Perché io non ce la faccio, non posso più andare avanti così. Sono troppo stanco.
E per cosa? Per cosa tutta questa fatica? Per cosa mi deprimo? Per chi? Per me? Ho sempre vissuto la mia vita con qualcun altro al centro. No, non è vero, non sempre, però mi faccio sempre influenzare dagli altri, ascolto troppo gli altri.
Maledizione. Tutti così sicuri, così convinti. Sono l’unico qui che ammette che non lo sa? Che non lo sa nessuno, che si inventano tutti cazzate proprio come i consulenti. Sparano cazzate sulla vita, su quello che credono su quello che provano ma non lo sanno, non lo sappiamo.

Vabbè, questo soliloquio è durato anche troppo.

4 pensieri su “L’emozione di vivere

  1. Mi sono ritrovata molto nelle tue parole. È difficile trovare la propria dimensione, io non ci sono ancora riuscita, per quanto mi sforzi ogni giorno di dare un senso alla mia vita. L’unico consiglio che posso darti è di non smettere mai di cercare quell’emozione, altrimenti rischi di cadere in un vicolo cieco da cui è quasi impossibile uscire. Non perdere la speranza e cerca di guardarti dentro…

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    • Ciao Laura, grazie mille. Ci sto provando tanto, ed in realtà quando ho scritto questa cosa è stato uno dei giorni in cui ero più giu. Vivo la vita un pò come un altalena, ogni tanto va bene, ma ogni tanto ricado giù.

      L’unica cosa che so, però, è che mi sono rotto di stare male e voglio cercare davvero di uscirne. Ce la faremo! 🙂

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  2. Parli di sindrome da burn-out ma poi non accenni affatto al lavoro.
    Secondo me il tuo corpo sta solo mandandoti dei consigli che dovresti seguire: allontanati un po’ dalla gente e resta con te stesso ad ascoltarti.
    Mi ha colpito il pezzo “che sia scrivere, che sia cantare, che sia il lavoro, che sia anche passare del tempo con una ragazza o passare del tempo con un amico: sempre proiettato all’esterno“. Devi cercare sul web qualcosa che spieghi la differenza tra la personalità ESTROversa e quella INTROversa, così capirai che hai semplicemente bisogno ANCHE di INTROversione (sempre), con temporaneo (adesso) periodo di totale introversione.

    La tua insicurezza non aiuta.
    Io da ragazzino ero piuttosto insicuro. Sono cambiato quando ho scoperto che anche gli altri soffrono di profonde insicurezze, anche quello più figo pieno di tatuaggi e gnocche (anzi forse questi ne hanno ancor di più, anche se le nascondono molto bene).
    Spesso sono rimasto stranito quando ho scoperto le debolezze di persone che consideravo migliori di me. Alcuni addirittura mi hanno confessato (complice qualche bicchiere di troppo) che vedevano me come migliori di loro!!! Possibile?!
    Insomma, ho scoperto che in realtà non siamo poi così diversi. Tutti hanno paura: siamo tutti foglie al vento senza manuale d’istruzioni, come sarebbe possibile non avere paura?

    Fatti (goditi!) un periodo di solitarie riflessioni e ricorda che “il digiuno è la dieta disintossicante per il corpo, la solitudine quella per lo spirito”.

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    • Caro Marco, ti ringrazio davvero molto per il tuo commento. Sono pienamente d’accordo con quello che hai scritto ed è quello che sto cercando di fare.

      So anche molto bene quanto tutti noi, esseri umani, soffriamo inesorabilmente affetti da molto simili malattie, però non per questo mi sento meno solo. Anche se ho la grande fortuna di avere degli amici fantastici che si preoccupano e pensano davvero a me, e questo mi da un posto al mondo dove sentirmi a casa.

      Mi dedicherò un po’ a me stesso, a darmi quello che mi piace e mi fa star bene, e spero così che anche la marea di cazzate che sto facendo in questo periodo di totale confusione si risolveranno. Grazie.

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