Le persone vogliono sempre qualcosa

“Io non credo sia giusto provarci con una ragazza fidanzata.”

“Non vedo perché no, e sinceramente non vedo la differenza.” Erano lì, seduti sul bordo di una fontana al centro della piazza, a discutere di donne e di fedeltà. Due cose di cui non avevano alcuna esperienza.

 “Beh, ti stai mettendo in mezzo a qualcosa che esiste tra due persone, due persone che si sono promesse qualcosa a vicenda. Due persone che si stanno mettendo in gioco per costruire qualcosa…”

“Io non mi metto in mezzo a nulla. Reputo le persone intelligenti e mature da compiere le loro scelte. Se due persone stanno insieme ma una delle due si accorge di essere innamorata di me, è una scelta sua. Qualsiasi cosa faccia. Credo anzi, al contrario, che forse io stia anche aiutando quella persona. Se si innamora di me, probabilmente tutto questo impegno, questa farsa che stava vivendo, non era altro che un castello di carta. Meglio scoprirlo ora che dopo dieci anni di convivenza sterile.”

“Ma è come se la ingannassi! Tu la stai tentando e lei rimane intrappolata.”

“Hai ragione, infatti le donne dovrebbero essere chiuse in casa e uscire solo coperte da veli. Altrimenti le tentazioni della vita potrebbero farle cadere nel peccato. Il mondo è pieno di tentazioni che potrebbe rovinarle… ma dico ti senti quando parli? Non dovrei parlare con una donna o provarci con una donna perché è fidanzata, perché è proprietà di qualcuno? Se le do fastidio può dirmelo e ovviamente vado via. Qua non si sta parlando di stupro o di mancanza di rispetto, le persone, maschi donne o chi che siano sono liberissime di fare quello che vogliono nel rispetto dell’altro. Se alla ragazza fa piacere per me finisce lì, e se a lei non importa del suo ragazzo con cui è così impegnata ed innamorata, non vedo come potrebbe importare a me che neanche lo conosco.”

“Beh forse hai ragione…”

“Schai una sigearetta?” “Come scusa?” “Una sigearetta! Schelai?” “No scusami…” Da dietro le mie spalle, decide di intromettersi nella discussione e neanche troppo di soppiatto. Non ho avuto modo di prepararmi né vederlo, l’unica cosa che vedo è il suo viso.

“E i soldiscelihai?” “Non ho niente…” “Lacarta per i soldiscelihai?” “La carta per i soldi?” “Si, che vai in banca con isoldi…” “Io no, tu ce l’hai?” “Cosa?” “La carta…” Si avvicina, arrabbiato. Si sente preso in giro evidentemente e questo non lo aggrada. Quasi naso a naso, si scorgono le diverse croste in faccia, un qualcosa che cola su tutta la barba incolta. All’inizio credo sia saliva, ma guardando meglio mi accorgo che partiva dal naso con annessa una bellissima caccola marrone che usciva. Continua la conversazione.

“Cometutichiamieh?” “Cosa?” “Chitutichiami!” “Mmm…” “Chsiei?” “Chi sono io?” Chi sono io eh… “Eh!”, è da tempo che me lo domando e forse da un po’ lo avevo dimenticato, ma è una domanda facile, io sono “Leonardo.” “Oinard?” “No, Leonardo.” Rispondo estremamente serio. La situazione è un po’ tesa, potrebbe finire in qualsiasi modo. Però sono tranquillo, in realtà io so come finirà.

“Leonardo andiamo via, dai.” No, non andiamo via. Non andiamo da nessuna parte.

“Tu? Come ti chiami tu?” “Alijerto.” “Alberto?” “No Alijerto!” “Si chiama Albierto” “Ah, Albierto!” “Eh!” Mi tende la mano, e la stringo. “Piacere!” “Eh! Eh!”.

“Andiamo via, dai…”

“Tustieh?” “Cosa Albierto?” “Tustudieh? Iostudioadoxfiord!” “Io studio? No, non più.” “IohostudioadOxford!” “Ah tu hai studiato ad Oxford? Bellissimo, beato te!”

Siamo molto vicini, la caccola è ancora più vicina. La tentazione di andare via e lascialo li è molto forte, la paura è molto grande. Odio quando le persone invadono il mio spazio, specialmente se hanno secrezioni nasali estremamente visibili sul viso. Non sento particolari cattivi odori, ma l’odore di alcol è molto forte. È visibilmente ubriaco confermato dal pacco di Tavernello che mi accorgo ha nella mano sinistra.

“Chefaiqua?” “Sono venuto a trovare un amico.” “Eh! Bellobello!” “Tu tutto bene?” “Eh!” Ci guardiamo negli occhi, adesso non si sente minimamente minacciato, anche se è ancora molto vicino. Continuiamo a guardarci per diversi secondi, in parte ci diciamo molto, in parte capiamo di essere molto diversi. Forse siamo ramificazioni di uno stesso destino, forse siamo espressioni diverse di una società malata. Capiamo anche però che la nostra conversazione non può continuare, e che non c’è più nulla da dire.

“Ciao, noi andiamo.” Apre le braccia, lo abbraccio, stando però attento che la sua faccia finisca sulla mia spalla e non sulla mia guancia. Poi ci guardiamo di nuovo. Noto davvero senza alcun piacere che la caccola dal suo naso ed il muco sono scomparsi. Gli tendo la mano, la stringe, e poi ci diamo il pugnetto.

“Possiamo andare ora?” “Si, possiamo andare.” “Ma perché sempre a te queste cose? E perché non te ne sei semplicemente andato?” “Non potevo farlo.” “Sei troppo buono…” “No, non c’entra niente. Credo che, come me, lui volesse solamente sentirsi ascoltato, capito. Anche io spesso mi sento così, come se nessuno voglia o possa ascoltarmi. Cosa costa, a me, dargli ascolto? E poi, non solo questo. Tutti quanti, sempre, hanno il diritto di essere ascoltati se parlano dal cuore. Infondo le persone vogliono sempre qualcosa, che sia una sigaretta, una ragazza o qualsiasi cosa, e lui voleva solo dirmi che aveva studiato ad Oxford.”

“Ti senti spesso così?”

“No, non più. Ma mi ci sono sentito.”

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