Il Treno

Tdu dun tdu dun, tdu dun tu dun, tdu dun tu dun.

Sono così felice di prendere questo treno quasi ogni sabato. Le persone credono mi pesi, mentre invece lo vedo come una terapia. Adoro il treno. Probabilmente perché, in parte, mi ricorda l’importanza della lentezza.

Se stessi a casa, senza fare nulla, non troverei la forza di alzarmi alle 8 di sabato e mettermi a scrivere, per esempio. Invece lo star qui, il sapere che per due ore non farai altro che stare seduto qui, su questo treno, mi conforta. So che questo tempo è mio e mio soltanto e posso usarlo per me stesso. È come se fosse una fuga dalla mia vita, ma non dalla mia individualità. Mi libero, per un breve tempo, degli stimoli esterni, delle pressioni, mie e degli altri perché, per due ore, io sarò su questo treno. E presto altre due ore arriveranno, come un orologio, come ogni volta.

E allora penso a me stesso e riesco a vedermi. De André diceva che chi non è stato così fortunato da nascere infelice, deve inventarsi la tristezza. Leopardi diceva che non v’è virtù più nobile della noia.

Così ho pensato: chi non è così fortunato da avere una vita noiosa deve inventarsela.

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